Caritas Italiana, in collaborazione con Famiglia cristiana e Il Regno

Cibo di guerra. Quinto rapporto sui conflitti dimenticati

Il Mulino, 2015, pp 210, € 18,00.

di Gianni Ballarini

Come si alimenta la guerra

Guerra e fame. Cibo e conflitti. Una correlazione quasi implicita, tanto è evidente come una situazione di scontri e di violenza comporti l’aumento della vulnerabilità e dell’insicurezza alimentare, non essendoci (o essendoci in forme limitate) disponibilità, accessibilità, adeguatezza e sostenibilità di beni di prima necessità.

E nell’anno dell’Expo milanese, era quasi obbligatoria la scelta di dedicare l’edizione (la quinta) del rapporto sui conflitti dimenticati nel mondo, proprio ai legami tra guerra e problema alimentare. Il rapporto, intitolato Cibo di guerra, è stato realizzato da Caritas Italiana in collaborazione con Famiglia cristiana e Il Regno. E se ha un pregio, è proprio quello di non essersi fossilizzato sugli aspetti più “banali” del tema (carestia e fame acuta come conseguenze inevitabili dei conflitti). Ma è andato al di là degli slogan, cercando di rispondere ad alcune domande sostanziali: in che modo la guerra può essere determinata da fattori legati alla produzione, distribuzione e consumo del bene alimentare? E poi: quali conseguenze ci sono dai conflitti in riferimento alla malnutrizione e alla cattiva distribuzione delle risorse alimentari? E ancora: quanto un intervento esterno umanitario (che tenti, quindi, di colmare il deficit alimentare) può modificare il corso di un conflitto?

Perché le guerre non perturbano solo i sistemi alimentari, distruggendo mezzi di sostentamento e costringendo milioni di persone a fuggire o a restare in una situazione di terrore. Il cibo è esso stesso strumento di guerra; un’arma che alimenta il conflitto armato. Il suo controllo, la riduzione alla fame del nemico e delle popolazioni ritenute a lui vicine sono da sempre strumenti bellici potenti quanto le bombe. Non solo. Il rapporto, nella sua sezione finale – dedicata alla presentazione di alcune linee di intervento rivolte ai principali attori pubblici e privati – avverte sui possibili danni arrecati dagli interventi umanitari in una situazione di guerra: l’aiuto alimentare deve stare attento a quel «reticolo di interessi contrapposti che, anche e soprattutto in condizione di conflitto, lo rendono un’arma potente, oltre che una leva per provocare lo spostamento degli equilibri in gioco». Gli autori del rapporto ricordano, infatti, come lo stesso aiuto del Programma alimentare mondiale sia stato manipolato dagli attori in scena in diversi conflitti, a dimostrazione del fatto che il controllo delle modalità attraverso cui l’aiuto viene fornito rappresenta una posta in gioco assolutamente cruciale in una zona di crisi.

Il volume – che nelle prime due sezioni si occupa di fornire al lettore le coordinate culturali e scientifiche sul rapporto guerra e cibo, riportando anche i risultati di due indagini sul campo – rappresenta la quinta tappa di un percorso di studio sui conflitti dimenticati che va avanti, oramai, da oltre 15 anni. Percorso che consente di osservare l’evoluzione dei fenomeni bellici, con particolare attenzione alle situazioni meno note, lontane dai riflettori dell’attenzione internazionale.

Uno strumento indispensabile per chi non si accontenta delle semplificazioni banalizzanti su un tema tanto complesso.