Carlo Carbone

Etnie e guerra fredda - Una storia dell’Africa dei Grandi Laghi

Ets, 2015, pp. 304, € 25,00.f

di Redazione

L’analisi di quarant’anni, 1960-2000, di irrilevanza storico-politica e di solitudine etnica. Un percorso, quello dell’Africa dei Grandi Laghi, in particolare Rd Congo, Rwanda, Burundi, determinato dagli ingranaggi geopolitici della guerra fredda e dal confronto impari (in nome dello sviluppo e della modernità) tra il mondo delle “società industrializzare di accumulazione” e quello delle “società rurali di sussistenza”.

Lo scritto, fornito di ampia bibliografia e talora inerpicandosi lungo sentieri ideologici ma non privi di ragioni, si propone di mettere in ordine i fattori che hanno determinato il ruolo dell’Occidente e il ruolo delle etnie in età contemporanea. Fattori che vanno dalla metà dell’Ottocento ai nostri giorni e che comprendono l’età del colonialismo e del postcolonialimo.

Curiosa e ardita la tesi, avanzata nel capitolo 9°, secondo la quale in Burundi e Rwanda, negli anni Cinquanta, l’indipendenza richiesta dai partiti tutsi equivale per il mondo coloniale a criptocomunismo, mentre il filocolonialismo dei partiti hutu equivale a difesa della democrazia.

L’autore, che insegna storia e istituzioni dell’Africa all’Università della Calabria, nella sua lettura del contesto etnico, denuncia “il rischio di una radicale demolizione del vissuto storico proprio delle culture africane”.