Economia

Un mare di ricchezza

I porti sono tra le principali fonti economiche del paese. Oltre a quello della capitale, il più grande del Corno, c’è lo scalo in costruzione a Tadjoura, che costituirà il secondo sbocco commerciale dell’Etiopia. Ma il mare arricchisce anche i trafficanti di esseri umani.

di Bruna Sironi

Il traghetto che collega la capitale a Tadjoura, cittadina che la guarda dalla costa opposta del golfo di Tadjoura (da cui prende il nome), è sempre carico di merci e affollato all’inverosimile. Tra i cooperanti che vanno al nord, dove la crisi yemenita riversa ondate di profughi, i commercianti, le famigliole che vanno in visita ai parenti rimasti al villaggio, numerosi sono anche i migranti che, arrivati nella capitale da diversi percorsi, si portano verso gli scali da cui si parte per la penisola arabica, meta sognata dove trovare lavoro. Tutto, o quasi, in questo piccolissimo paese si muove sul mare, una via molto più semplice e sicura delle poche strade che attraversano un territorio in buona parte desertico e ben poco abitato.

Il porto di Gibuti, il più grande del Corno d’Africa, s’è moltiplicato nel traffico e nelle strutture da quando, ormai quasi 20 anni fa, la guerra mai finita tra Etiopia ed Eritrea ha isolato e reso inservibile il porto di Assab, appena più a nord sulla costa del Mar Rosso. Dal ponte dell’imbarcazione ci si rende ben conto dell’importanza dello scalo che serve l’Etiopia e altri paesi dell’interno del continente: a perdita d’occhio una distesa di container e decine di installazioni del terminal petrolifero. Attorno, un panorama di grattacieli in costruzione, testimonianza di uno sviluppo economico tutto concentrato nella capitale.

Ben diverso panorama offre Tadjoura, seconda città del paese. Poco più di un villaggio, dalle stradine sonnolente e sconnesse, con le capre che si riparano dal sole all’ombra dei muri di cinta delle case. Gli unici edifici degni di nota si affacciano sul mare: pochi alberghi e la missione cattolica. Una piccola folla all’attracco, per ricevere casse di Coca Cola, sacchi e pacchi traboccanti di ogni genere di merce necessaria alla vita quotidiana e per smistare i passeggeri appena sbarcati con gli Ape, trasformati in piccoli taxi, diffusi in tutta l’Africa orientale. Ma appena la gente sciama via, Tadjoura riprende l’aria statica dei villaggi calcinati dal sole di questa parte del modo. Balza evidente agli occhi che la cittadina vive del porto e del piccolo commercio che si sviluppa attorno alle attività portuali.

I cantieri di Tadjoura.
Eppure in pochi anni il paesaggio potrebbe cambiare totalmente, così come la vita del villaggio e dei suoi abitanti. A un chilometro circa dal centro abitato fervono i lavori per il nuovo modernissimo porto che costituirà il secondo sbocco commerciale dell’Etiopia, dopo quello di Gibuti. (...)

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