Basi militari

Strutture strategiche

Gibuti è il paese al mondo, in proporzione al territorio, con il maggior numero di caserme straniere e circa 10.000 soldati. Decisivo controllare militarmente lo stretto del Bab el Mandeb, attraversato dalle principali rotte petrolifere e commerciali tra l’Asia e l’Europa. L’Italia ha una struttura dall’ottobre 2013. Ma le operazioni militari sono avvolte nel mistero.

di Bruna Sironi

Non molti italiani sanno che il nostro paese ha una base militare all’estero. Si tratta della Base militare italiana di supporto, BMIS, di Gibuti, segnale di un interesse anche italiano per quella zona del mondo di indubbia importanza strategica.

Il ministero della difesa ha sempre tenuto un basso profilo informativo sull’iniziativa, decisa dal governo Monti, tanto che la conferma dell’accordo stipulato con le autorità gibutine si trova in un post nel sito del ministero degli esteri etiopico del 12 luglio 2012, invece che sui siti ufficiali del governo italiano o nelle cronache parlamentari.

La base, costruita in due mesi dai genieri del 6° reggimento della Task force Trasimeno, è stata inaugurata il 23 ottobre del 2013 dal capo di Stato maggiore della Difesa, ammiraglio Luigi Binelli Mantelli, che l’ha definita «un avamposto permanente in un’area di enorme importanza strategica (…), sia per quanto riguarda l’antipirateria, sia per il contrasto al terrorismo». L’Italia è già da tempo attiva nelle acque dell’Oceano Indiano in due operazioni contro la pirateria: la missione europea Atalanta e quella Nato Ocean Shield, che si appoggiano, appunto, al porto di Gibuti.

L’affitto? Pagato con armi.
La base, posta nelle vicinanze dell’aeroporto internazionale, ha un’estensione di 5 ettari e può ospitare fino a 300 persone. Quanto ai costi, nel 2012 sono stati stanziati 27,1 milioni di euro per coprirne le spese fino al 2020, dice Il Sole 24 Ore. Finanziamenti da aggiungersi a quelli della missione antipirateria della Marina. L’ammiraglio, nel suo discorso inaugurale, ha però dichiarato che ne serviranno, all’anno, almeno altri 3 milioni, anche se non è chiaro su quale capitolo del bilancio andranno a gravare.

Un’indicazione ci viene dagli ultimi decreti sulle missioni all’estero, in cui si dice che parte dei compensi dovuti al governo gibutino per l’affitto del terreno verranno saldati con la consegna di materiale militare dismesso dall’Esercito italiano. Nel 2012, il decreto riferiva della consegna di materiale militare per 430 mila euro, tra cui 10 barchini, 40 autocarri pesanti ACM-80 dell’Esercito italiano e 4 gipponi VM90T. Nel 2013, con la stessa modalità, sono stati consegnati 1,1 milioni di euro in equipaggiamenti, che includevano 10 obici semoventi cingolati da 155 millimetri M109L e 4 blindati Puma. (...)

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