Chiesa e Missione

Buona educazione

La presenza cattolica nel paese si è qualificata nel settore dell’istruzione e del sostegno ai ragazzi in difficoltà, un settore strategico. La Chiesa è guidata con polso fermo e prudente da mons. Bertin.

di Bruna Sironi

La presenza della Chiesa cattolica a Gibuti affonda le sue radici nei primi anni della colonizzazione europea del Corno d’Africa. La prima missione fu aperta a Obock, nel nord del paese, da due padri cappuccini francesi, nel 1885. Ora è una presenza piccola, ma ben visibile, guidata con polso fermo e prudenza dal vescovo, monsignor Giorgio Bertin, che ha competenza anche sulla Somalia. Un lavoro molto delicato il suo, in un contesto sociale e politico certamente difficile, dove i rapporti interreligiosi tendono a essere di diffidenza piuttosto che di collaborazione.

L’angolo dell’accoglienza.
La Chiesa si qualifica qui, forse più che altrove, per il suo intervento sociale, in particolare nel campo dell’educazione dei più svantaggiati e a sostegno dei bambini di strada della città.

Per questi ultimi è in funzione un centro diurno che fa parte del complesso stesso della cattedrale, un’imponente costruzione, consacrata nel 1964, che si affaccia su una delle vie principali della capitale. Appena si volta l’angolo della stradina laterale su cui si apre il centro, decine di ragazzini si avvicinano, fiduciosi. Molti tendono la mano e cercano una carezza o un abbraccio. Sanno che non saranno respinti; quello è l’angolo della città più accogliente per loro. È, infatti, l’unico luogo dove possono rivolgersi per un aiuto, confermano anche gli operatori dell’Unicef, che sottolineano la precarietà in cui i bambini di strada conducono la loro difficile esistenza, in un paese in cui i minori in genere non godono dell’attenzione che sarebbe necessaria da parte delle autorità.

Al centro, una costruzione bassa, ben tenuta e circondata da un lussureggiante giardino, se ne rivolgono un centinaio al giorno. Vi trovano qualcosa da mangiare, vestiti puliti, una doccia e assistenza sanitaria in caso di necessità. Hanno anche la possibilità di passare alcune ore con gli educatori per attività di gioco organizzato e di alfabetizzazione. (...)

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