Bambini di strada

Baby migranti

Arrivano in treno Provengono da villaggi remoti, da strati sociali molto bassi e di solito sono analfabeti. Non hanno certificati, per cui non esistono. Spesso sono vittime di violenze. Gli unici provvedimenti, inutili, delle autorità sembrano essere l’arresto e l’espulsione. È il grave fenomeno dei bambini di strada.

di Bruna Sironi

Particolare preoccupazione desta la presenza nella capitale di un consistente numero di minori non accompagnati, in gran maggioranza di origine etiopica, che arrivano in città spesso sotto la spinta dei genitori, in cerca di lavoretti che permettano loro di sopravvivere e magari, anche, di integrare il misero reddito familiare. Provengono in genere da villaggi remoti, da strati sociali molto bassi e di solito sono analfabeti.

Arrivano a piedi e con tutti i mezzi di trasporto disponibili. Molti giungono con il treno che unisce Gibuti a Dire Dawa, che è il mezzo più comodo e adatto a eludere i controlli sia alla frontiera sia durante il percorso. A Gibuti, si rivela irrealizzabile il progetto migratorio che li ha spinti a partire. In un paese dove la disoccupazione è altissima, senza capacità specifiche e senza una rete di contatti di supporto, non riescono che a campare sulla strada, di lavoretti saltuari e piccoli crimini. Non sono più fortunate le bambine, che più facilmente trovano lavoro in qualche famiglia, dove spesso finiscono per essere vittime di abusi.

Ingrossano le fila dei bambini di strada anche i figli di mamme sole, fermate sulla rotta migratoria da una gravidanza inaspettata, magari dovuta a violenza e che non riescono a trovare un modo per sopravvivere. La loro condizione è particolarmente difficile in un paese musulmano, in cui il controllo sociale sulle donne è ancora rigoroso. Molti, poi, sono gli orfani di famiglie già così misere da non poter affrontare un simile shock.

La gran maggioranza di questi bambini non ha né certificato di nascita, né documenti d’identità: ufficialmente non esiste.

Secondo gli operatori sociali, la prostituzione minorile di entrambi i sessi è molto diffusa, così come l’uso di minori per produrre materiale pedopornografico; sottolineano come il fatto che la città giri attorno alle attività portuali costituisca un indice di aggravamento del problema.

A fronte di una situazione oggettivamente preoccupante, gli interventi sono minimi, tanto che perfino le statistiche sono generalmente inesistenti. Nei dati ufficiali, la situazione dei bambini di strada è considerata alla pari di quella dei minori che necessitano di interventi di sostegno nutrizionale o di educazione, senza distinzione per gruppi sociali, e dunque senza poter programmare interventi efficaci che tengano conto della loro particolare condizione.

D’altra parte, anche le organizzazioni internazionali competenti devono continuamente contrattare il livello e la qualità dell’intervento e dell’informazione con il governo, che tende a sottovalutare, o addirittura a negare, la gravità del problema. In fondo, abbandonare un minore a sé stesso è considerato un tabù nella società musulmana e africana, ancora caratterizzata, almeno culturalmente, dalla rete di sostegno della famiglia allargata. Economicamente, invece, spesso questa rete non funziona più, a causa dell’impoverimento degli strati sociali più miseri, delle emergenze legate alle crisi climatiche o provocate dai conflitti regionali, e allo sfilacciamento sociale dovuto ai cambiamenti introdotti da fenomeni come la massiccia emigrazione.

Gli unici provvedimenti adottati dalle autorità competenti sembrano essere l’arresto e l’espulsione. Ma ciò non impedisce ai ragazzi di rientrare di nuovo illegalmente nel paese. In fondo, il treno è un grande alleato dei bambini di strada di Gibuti.