Mauro Armanino

La nave di sabbia

Hermatena, 2015, pp. 176, € 15,00.

di Marco Aime

Parabole tra due sponde

Ci sono molti modi di guardare una terra e quello che l’autore, missionario della Sma (Società delle missioni africane), ha sempre adottato rispetto ai paesi africani dove ha operato è uno sguardo che si potrebbe definire “obliquo”. Mai troppo diretto, né troppo distante, ma angolato quel tanto da leggere in modo sempre originale fatti e avvenimenti che gli passano davanti agli occhi. «Vedere il mondo in un granello di sabbia e il cielo in un fiore di campo» ha scritto il grande poeta William Blake e per certi versi è quello che Armanino fa attraverso i racconti che compongono questo testo.

Opera in un paese difficile per un missionario, il Niger, e ce lo racconta attraverso piccole storie, schegge di vita che alle prime sembrano solo piccoli ritratti di un’Africa quotidiana, ma che una volta terminati lasciano sempre un senso di dubbio, di incertezza. Come delle parabole incompiute. Armanino non ci dà risposte, sarebbe presuntuoso farlo, ci pone soprattutto domande e lo fa attraverso vite comuni, storie ordinarie che proprio perché raccontate in questo modo acquistano un’importanza e una forza inaspettate.

Migranti, pirati e cercatori nel Sahel recita il sottotitolo e sintetizza bene quell’intreccio di vite e di storie che è divenuto il Sahel. Quella che prima era una cicatrice sul mondo, fatta di siccità ed esistenze aride e dure, oggi è divenuto uno dei principali crocevia del traffico di droga, di sigarette, di gente disperata e di terroristi fanatici. Le rotte sono le stesse, quelle che un tempo erano percorse dalle carovane di cammelli cariche di oro, avorio, schiavi e altre merci preziose ora vedono passare camion e fuoristrada carichi di cocaina e di armi, le merci preziose di oggi e i nuovi schiavi, costretti a pagare per scappare da guerre, dittature, carestie.

La storia si ripete e quasi mai in meglio. Così tra il Sahel (che in arabo significa “sponda” del deserto) e la sponda del Mediterraneo si consumano tragedie immense, molto più grandi di quelle del mare di cui veniamo a conoscenza.

È invece in questo mare di disperazione che beccheggia la nave di Armanino, carica di racconti legati tra di loro da un filo esile come le vite dei suoi marinai che cercano un approdo e un po’ di pace. Infatti quella nave, scrive l’autore: «Imbarca solo chi non ha più nulla da perdere. Le frontiere galleggiano sulla sabbia e non lasciano scia».