Alberto Zorloni

Ripartire da ieri

Prefazione di Alex Zanotelli Emi, 2015, pp. 383, € 24,00.

di Raffaello Zordan

Cambiare. Prima sé stessi

Si può leggere come un romanzo (horror) di un’esperienza di cooperazione allo sviluppo in Africa. Oppure come un puntiglioso diario generazionale (volevamo cambiare il mondo), punteggiato d’incursioni psicologiche e di ricognizioni antropologiche. Si qualifica anche come un saggio-invettiva sui guasti della cooperazione internazionale e sulla necessità di rifondarla.

Prevale talora il registro esistenziale e autobiografico, che cede il passo a minuziose e allarmate annotazioni tecniche su un segmento di attività, che a loro volta sono scavalcate da repentine giravolte critiche sul sistema che coopta e rammollisce.

Ma attenzione, non si è in presenza di tirate ideologiche. È vero che l’autore, veterinario, già volontario in diversi paesi africani e centroamericani, è uno di quelli che ancora si scandalizzano per le ingiustizie e che coltivano ideali di trasformazione sociale. E tuttavia questo scritto fa perno su ciò che ha vissuto nel 2003, in quanto coordinatore di un progetto di sicurezza alimentare nel Sud dell’Etiopia. E quando esprime una critica, lo fa entrando nel merito.

Così quando tratta delle lacune della cooperazione annota che oggi sono tenuti in scarsa considerazione criteri quali la formazione di personale locale e la valorizzazione di ciò che esiste in un territorio. Eppure è risaputo che un progetto di sviluppo non sta in piedi se le comunità locali non riescono a garantire la manutenzione delle strutture realizzate. Quanto ai volontari, ecco un altro rilievo: le stesse organizzazioni non governative tendono sempre più ad affidarsi a figure tecniche piuttosto che a volontari formati, capaci e dotati di spirito critico.

Mentre rileva che il mondo delle ong ha quasi del tutto abbandonato il suo ruolo politico, rischiando di ridursi a sterile “progettificio”, e che la cooperazione contribuisce ad esportare in Africa e nel sud del mondo anche le forme deteriori della cultura occidentale (consumismo e individualismo tra gli altri), non esorta a mollare tutto o a incolpare “il mercato” e buonanotte. Sostiene invece che è possibile attuare forme di sviluppo decise e gestite localmente, incentrate su dinamiche comunitarie, valori tradizionali e solidarietà. Guardando a quando di buono si è fatto in passato.

Ma questo cambiamento di paradigma, secondo Zorloni, non può essere fatto maturare dalla politica e dalle istituzioni. Se non ci si vuol limitare alle chiacchiere, serve qualcos’altro, sono necessarie scelte personali, va cambiato il progetto di cittadinanza. «La mossa prioritaria è quella di svuotare il sistema della sua forza, operando scelte economiche improntate all’equità invece che al puro profitto. I singoli individui dovrebbero mettere questa opzione in testa alla propria scala dei valori, con calma e risolutezza, senza schiamazzi e sbandierate, senza etichette e partiti che ci attaccano il cappello. Solo così le cose possono cambiare davvero, mediante un’evoluzione costruttiva, quadrata e razionale».