Paolo De Castro

CIBO - La sfida globale

Prefazione di Matteo Renzi. Donzelli, 2015, pp. 166, € 18,50.

di Raffaello Zordan

Disordine alimentare

In tempi di Expo, comunque la si pensi, non è male che qualcuno argomenti che a livello globale si sta verificando un fenomeno che si chiama “allineamento delle diete”: fattore di stress per la domanda alimentare e con possibile impatto dirompente per l’ambiente. Succede infatti, in particolare in Brasile, Russia, India e Cina, che l’aumento del reddito e la capacità di spesa siano cresciuti notevolmente e le diete tendano a uniformarsi con quelle dei paesi più ricchi. Si stima perciò che nel 2050 ci sarà bisogno nel mondo del 60% dei mangimi, di 1 miliardo di tonnellate di cereali e di 200 milioni di tonnellate di carne in più rispetto ad oggi.

E questa è solo una della tante variabili che riguardano il cibo e la sicurezza alimentare nell’ambito del forte grado di interdipendenza raggiunto dall’economia globale. E di variabili ne snocciola parecchie l’autore che è stato presidente della Commissione agricoltura del parlamento europeo e due volte ministro delle politiche agricole del governo italiano, ed è ordinario di economia e politica agraria all’università di Bologna nonché collaboratore di Expo 2015.

I toni sono sempre costruttivi, inclusivi (renziani…) e decise le prese di posizione, come le ammissioni che parecchie cose non vanno: «Noi non siamo quelli della decrescita, ma della crescita»; «chi più soffre la fame al mondo è chi pratica un’agricoltura su scala minima; coloro che, in teoria, dovrebbero essere capaci di sfamarsi da sé (e spiega le ragioni: terreni degradati perché mai messi a riposso, nessun acceso al credito, impossibilità di immagazzinare alimenti o di venderli)».

Nel capitolo sui “luoghi comuni” da superare, si afferma che le filiere globali dell’alimentazione non cancellano la produzione locale. «Al contrario, in molti casi è la produzione locale a dare valore aggiunto ai prodotti e a risultare determinante rispetto al resto, perché segue canoni richiesti dai consumatori e intercetta la loro sensibilità su alcuni temi generali che possono essere l’autenticità o il rispetto dei parametri etici nei processi di produzione». E, chiosa De Castro, «i marchi “fair trade” sono un esempio di questo sofisticato riavvicinamento alla dimensione locale in chiave globale, basato su un atto di consumo inteso come forma di mobilitazione».

Dunque quali politiche agricole affinare per raggiungere una qualche forma di sicurezza alimentare per tutti? L’autore è a favore di un alleggerimento dell’intervento dello stato che però deve continuare a dettare le strategie e a orientare la ricerca. Non ha dubbi che vada sostenuta la crescita e/o la continuità del potenziale produttivo a livello mondiale. E indica una ricetta che ritiene valida per tutti i paesi, pur con le differenze legate al grado di sviluppo economico: maggiore apertura agli scambi, strumenti efficaci di gestione dei rischi, maggiore sostenibilità ambientale.

Anche se ammette che un reale coordinamento delle politiche agricole e alimentari a livello globale rimane ancora un miraggio.