Alain Mabanckou

Pezzi di vetro

66thand2nd, 2015, pp. 192, € 16,00.

di Luca Manes

Spiazzante. Come la letteratura

Il capolavoro di Alain Mabanckou compie dieci anni e, grazie al sapiente lavoro della casa editrice 66thand2nd, torna sugli scaffali delle librerie anche in Italia, dove la prima edizione è datata 2008. Un’opera importante, da cui sono stati tratti vari adattamenti teatrali, di un autore tra i più acclamati della letteratura africana contemporanea. Nel corso degli ultimi due lustri Mabanckou, originario della Repubblica del Congo dov’è nato nel 1966, ma ora residente in California dopo aver vissuto a lungo in Francia, ha ricevuto una lunga serie di premi e di recente è stato nominato finalista del Man Booker International Prize. Ovvero uno dei riconoscimenti più ambiti al mondo, in quanto relativo all’opera omnia dell’autore.

Pezzi di vetro è un affresco a tinte forti della quotidianità di Pointe Noire attraverso gli occhi del protagonista omonimo, cliente fisso del bar di periferia Credito a Morte, di cui «ha visto posare la prima pietra». Nel suo quaderno annota le storie a volte comiche, spesso drammatiche e mai banali degli esponenti della corte dei miracoli che frequenta il locale messo su da Lumaca Testarda e perennemente aperto. Così scopriamo nel dettaglio le singolari vicende personali di quello dei Pampers, del tipografo, di Rubinetta, di Casimir che fa la dolce vita e di Holden.

Ma anche l’inesorabile discesa agli inferi dello stesso Pezzi di Vetro che, tra un pollo-televisione e un pollo-bicicletta comprato dalla Cantatrice calva, ci racconta la sua vita di alcolista, che ha sacrificato una moglie e il mestiere di maestro – anzi, «ottimo maestro della scuola elementare Trois-Mertyrs» – per dedicarsi alla bottiglia. Insieme al vino, il grande amore di Pezzi di Vetro è la letteratura, che diventa il veicolo ideale per visitare il mondo, svelarne e comprenderne le miserie senza mai muoversi dal Credito a Morte.

Lo stile di Mabanckou è un sapiente miscuglio di registri che non fa mai perdere ritmo alla narrazione. A dominare sono le citazioni colte, sofisticate delle decine di scrittori, annotati in appendice, ma frequenti sono anche gli sconfinamenti nel cinema, nella pittura o addirittura nella Storia, tra un rimando a Hitchcock e a Van Gogh, così come a Giulio Cesare e a Napoleone Bonaparte. Eppure l’autore non rinuncia mai a mescolare alle citazioni più ricercate un linguaggio diretto, a tratti volutamente gergale, popolare, condito da metafore di frequente pescate nel mondo degli animali e da un flusso costante di aggettivi.

E così ai fatti della politica congolese si sovrappone la storia di una interminabile gara a chi piscia più lontano, agli strascichi del colonialismo il maldestro incontro con una prostituta del quartiere più malfamato di Pointe Noire. Il risultato è un incastro perfetto, per la gioia del lettore.

Doverosa annotazione finale per la sapiente traduzione di Daniele Petruccioli. Le pagine di Mabanckou meritavano proprio una trasposizione nella nostra lingua così accurata e precisa.