Nigeria

Mercenari sudafricani contro Boko haram?

L’uccisione lunedì scorso, nello stato di Borno, di un uomo bianco di una compagnia di sicurezza e una dichiarazione del presidente nigeriano avvalorano voci che circolano da tempo.

di Angelo Fontana

In una intervista a Voice of America, il presidente nigeriano Goodluck Jonathan (foto) ha dichiarato che combattenti di Boko haram seguivano degli addestramenti nei campi del gruppo terroristico Stato islamico. L’adesione di Boko haram allo Stato islamico non ha evidentemente sorpreso il presidente nigeriano, che ha invece manifestato la sua sorpresa di fronte a un Camerun che rifiuta il diritto nigeriano di perseguire i jihadisti sul suo territorio.

Sempre in quell’intervista, Goodluck Jonathan spiega inoltre che dei «tecnici stranieri» sono presenti nel nordest per inquadrare le truppe nigeriane. Sembrano dunque trovare conferma le indiscrezioni circa la presenza di mercenari sudafricani in Nigeria. Su Twitter, poi, è apparsa la foto di un uomo bianco in tenuta militare e giubbotto antiproiettile, a bordo di un veicolo blindato per le strade di Maiduguri. Il 12 marzo, poi, si è appresa la notizia di un sudafricano ucciso lunedì 9 nel nordest del paese. Lavorava per una compagnia di sicurezza privata sudafricana.

È la prima volta che un mercenario sudafricano coinvolto nella lotta contro Boko haram rimane ucciso in Nigeria. Si tratta di Leon Lotz, ex membro di una unità speciale ai tempi dell’apartheid. Il suo veicolo è stato colpito mentre circolava nello stato di Borno, vicino al territorio controllato da Boko haram.

Sarebbero centinaia i mercenari coinvolti nella lotta contro Boko haram. Tra loro, ex soldati dell’esercito sudafricano dei tempi dell’apartheid così come soldati originari della ex Unione sovietica.

Il dispiegamento di questi mercenari risponderebbe all’annunciato rinvio di sei settimane delle elezioni nigeriane (si terranno il 28 marzo). C’è chi parla addirittura di «uno stratagemma dell’ultimo minuto per ottenere qualche successo sul terreno… e un aiuto elettorale». Il governo sudafricano, da parte sua, ha comunque affermato che le attività mercenarie sono illegali e che questi uomini si espongono ad azioni giudiziarie nel loro paese d’origine.

Intanto, l’esercito ciadiano ha scoperto armi francesi nel nord della Nigeria. Circa «il 40% delle armi catturate dalle forze ciadiane ai combattenti di Boko haram sono di fabbricazione francese», ha detto il ministro ciadiano della comunicazione, Hassan Sylla Ben Bakari, in visita al Camerun il 5 marzo. «Il mio paese mostra queste immagini e continuerà a farlo così che chi le fabbrica sappia che queste armi si trovano là dove non dovrebbero trovarsi», ha detto ancora il ministro.

Reazione di Parigi tramite il suo ambasciatore a Yaoundé: «La Francia esercita un controllo tra i più stretti al mondo sulla vendita dei suoi armamenti. Secondo diversi rapporti, gran parte delle armi di Boko haram è stato rubato all’esercito nigeriano e un’altra parte proviene da traffici illeciti nella regione. La lotta contro i traffici d’armi nella banda sahelo-sahariana rientra negli obiettivi dell’operazione Barkhane, portata avanti con le forze ciadiane, nigeriane, maliane e burkinabè».