Aurelio Boscaini

Innamorato dell’Africa fino a morirne. Padre Fulvio Cristoforetti

Fondazione Nigrizia onlus, 2014, pp. 192 (si può richiedere: 045.8092290)

di Redazione

Comboniano ai piedi della croce

Nella storia dei Missionari comboniani non mancano certo figure esemplari che hanno saputo incarnare in maniera eccezionale, nella loro normalità, il carisma di san Daniele Comboni, innamorato degli africani. Nelle pagine che seguono, caro lettore, troverai il racconto dell’esistenza di uno di questi figli di Comboni che, in maniera che a me pare solare, ha saputo tradurre nel tempo della sua vita il carisma profetico del santo vescovo africano.

Fulvio si prepara a essere sacerdote nella sua arcidiocesi di Trento. Ma proprio al termine della sua preparazione sacerdotale, lascia la sua arcidiocesi (a Trento i comboniani devono gratitudine per tanti figli donati alla missione, senza dimenticare che in città era diventato sacerdote don Daniele Comboni) per entrare nella famiglia dei Figli del Sacro Cuore di Gesù, come allora si chiamavano i comboniani. Sarà l’Africa l’amore della sua vita. Un’Africa che per padre Fulvio s’identifica con l’Uganda e più particolarmente con la gente di Kasaala cui dà tutto sé stesso.

Si fa realmente buon pastore della sua gente, sull’esempio di Dio-pastore che va alla ricerca delle sue pecore, sempre attento ai loro bisogni e alle loro necessità, spirituali innanzitutto (si è fatto missionario per annunciare loro l’amore e la misericordia di Cristo, ecco il vangelo che proclama), ma anche materiali. Ha ben presente che il Cristo Gesù del suo annuncio è quello che s’identifica con l’affamato, l’assetato, l’ignudo, il carcerato, l’ammalato, lo straniero (i bagnyarwanda che hanno trovato rifugio nella sua zona pastorale). In gioco c’è la presenza sacramentale di Cristo nei poveri. Padre Fulvio non se ne è mai scordato.

E come per il pastore del salmo, padre Fulvio è spinto dal suo amore a donarsi totalmente per le pecore che il Signore gli ha affidato: non lascia mancare al suo gregge il necessario, lo conduce nei verdi prati e lo fa riposare al sicuro, rinfranca le pecore deboli…E finisce per scoprire che la legge dell’amore verso i poveri, che costruisce il regno di Dio già qui in terra, è vissuta concretamente anche dalla sua comunità cristiana.

E poi l’incontro con la sofferenza. Dopo quell’attentato e quella trasfusione di sangue che gli ha inoculato il virus dell’Hiv, padre Fulvio vive il resto degli anni che i Signore gli ha concesso (ben 25, fino a celebrare, anche se sul suo letto di dolore, il 50° di Ordinazione sacerdotale), offrendosi vittima per i suoi amici africani e identificandosi sempre più con il Cristo in croce (Cristo-forato sarà il suo nome nuovo), e rivivendo a modo suo quanto il Fondatore del suo istituto, san Daniele, già aveva sperimentato: le opere di Dio nascono e crescono ai piedi della croce, la croce “preziosa compagna” dell’apostolo africano, eletta come sua “sposa indivisibile ed eterna” (S 1710).

Per padre Fulvio, la croce è anche quella che ha eretto in legno, giovane, sulle Colme del Baldo, a qualche settimana dalla sua entrata in noviziato (1956) e poi, nel 1988, grande croce in ferro zincato.

Mi riesce allora facile immaginare che se padre Fulvio si è intriso del profumo di quanti, numerosi in Africa e in Italia, il Signore ha messo sul suo cammino, tutti sono rimasti certamente conquistati dal profumo di santità che emanava dalla sua persona che dalla grazia di Dio si era lasciata forgiare.

Significativo mi sembra anche il fatto che questo lavoro, frutto dell’impegno di tante persone che padre Fulvio hanno amato e apprezzato, appaia in occasione dei 150 anni del famoso Piano per la rigenerazione dell’Africa scritto da san Daniele Comboni. Nei suoi discepoli, come lo è stato padre Fulvio, san Daniele continua la realizzazione del piano di salvezza di Dio nei confronti del miliardo e più di fratelli e sorelle africani che sognano un avvenire più bello. (la prefazione di padre Giovanni Munari, superiore provinciale)