20 gennaio nel segno dell’incertezza

Voto nervoso

L’esito delle presidenziali non è scontato. I due principali partiti sono divisi e presentano candidati deboli. L’elettorato è stanco della casta. Potrebbe vincere un outsider. In economia, il Pil in crescita non coincide con un miglioramento nella vita delle persone.

di Knox Chitiyo (ricercatore Chatham House di Londra)

La Costituzione dello Zambia prevede che le nuove elezioni presidenziali debbano svolgersi entro 90 giorni dalla morte o dall’impeachment del presidente. La transizione del 2008, seguita alla morte di Levy Mwanawasa, si svolse in un clima relativamente tranquillo. Rupiah Banda fu il candidato unico del Movimento per la democrazia multipartitica (Mdm) e, di conseguenza, conquistò facilmente la presidenza.

Il cammino verso le “presidenziali” del 20 gennaio 2015, invece, è accidentato. La morte del presidente Michael Sata, lo scorso ottobre nel mezzo del suo mandato, ha evidenziato profonde divisioni interne al Fronte patriottico (Fp) Il vicepresidente Guy Scott, uno zambiano bianco, ha ricoperto la carica ad interim per 90 giorni. Ma non è eleggibile. Non per ragioni razziali, ma perché la Costituzione proibisce a chiunque abbia genitori non nati in Zambia di competere alle presidenziali. Il vicepresidente avrebbe dovuto muoversi all’interno di una cornice prettamente formale, incaricato di guidare il paese a una transizione pacifica. Ma l’iniziativa di Scott di sospendere il segretario generale del Fp, Edgar Lungu, ha svelato la profonda faziosità del partito. Anche se Scott è stato costretto a rimangiarsi questa scelta, lui stesso è stato poi “dimissionato” come presidente in carica per pressioni interne al partito (sospensione successivamente revocata).

Questo periodo di turbolenze nel Fp ha visto accendersi ulteriormente la rivalità tra i due principali contendenti, Miles Sampa e Edgar Lungu. Entrambi, da allora, si sono proclamati legittimi candidati del partito per il voto del 2015, con il rifiuto successivo di Sampa di accettare la sentenza dell’Alta Corte, espressasi a favore del rivale. Il 6 dicembre Lungu è stato proclamato il candidato ufficiale del partito, in occasione della Conferenza Generale del Fp, a Kabwe. Ha ottenuto il sostegno di alcune figure di spicco del partito, tra cui Chishima Kambwili, Mulenga Sata (sindaco di Lusaka e figlio del defunto presidente) e l’ex first lady Christine Kaseba (vedova di Michael Sata).

A Lungu spetta ora un compito arduo: unire un partito diviso e, allo stesso tempo, convincere l’elettorato di essere capace di elaborare una politica veramente nazionale.

Anche l’Mdm, partito di opposizione, è una casa divisa. Le risse continue tra il presidente del partito, Nevers Mumba e l’ex presidente del paese Rupiah Banda hanno portato il Consiglio esecutivo nazionale dell’Mdm ad annunciare Banda come il candidato ufficiale e a espellere dal partito Mumba.

Il 20 gennaio si presentano anche altri candidati di opposizione, come Haikonde Hichilema (Unpd), ed Elisa Chipimo del Partito di restaurazione nazionale (Narep). Nel tentativo di rompere il duopolio politico Fp-Mdm, Hichilema ha proposto una coalizione tattica tra le opposizioni, un’idea che sta guadagnando terreno soprattutto tra i piccoli partiti che non hanno alcuna speranza di ottenere il presidente.

Lo Zambia ha una tradizione di elezioni generalmente ben gestite. Ma oggi c’è un particolare nervosismo che attraversa il paese, a causa di un clima politico più incerto rispetto al passato. Si registra anche una crescente rabbia tra gli elettori per i privilegi di una casta, che si rivela lontana dai veri bisogni e dalle preoccupazioni della gente comune. Alcuni analisti affermano che l’elettorato potrebbe punire la classe politica votando una figura fuori dall’establishment. Chiunque sarà il vincitore avrà come priorità l’unità nazionale, del partito e la riconciliazione. 

Stabilità economica. Le infrastrutture legate al trasporto sono state costruite negli anni di Kaunda. La linea ferroviaria Tazara (acronimo di Tanzania-Zambia Railway che congiunge Dar es Salaam a Kapiri Mposhi) e la strada connessa hanno dato allo Zambia uno sbocco alternativo al mare, in un periodo nel quale le strade che attraversavano Angola, Rhodesia e Sudafrica erano minacciate da conflitti. L’esportazione del rame è stata la forza dell’economia zambiana. Tuttavia, a metà degli anni ’70, il crollo del prezzo globale del metallo sconvolse l’economia del paese, con conseguente collasso del kwacha zambiano (la moneta locale) e l’esplosione del debito: dagli anni ’90 lo Zambia è così finito per diventare una delle nazioni più indebitate del mondo. 

La privatizzazione – in particolare dell’ex compagnia di stato Zambia Consolidated Copper Mines (Zccm) –, la diversificazione economica e gli investimenti diretti esteri sono stati i pilastri della politica economica da Chiluba a Sata. Una continuità che ha portato lo Zambia a diventare una delle dieci economie africane con la crescita più rapida, con una media del 5,5% tenendo conto solo degli ultimi 5 anni. Sebbene il rame rimanga il bene più importante del paese, il turismo sta registrando un aumento vertiginoso. Poiché lo Zimbabwe, negli ultimi dieci anni, è scivolato in una profonda crisi politica ed economica, lo Zambia, che condivide con Harare le cascate Vittoria e il lago Kariba, è diventato una meta turistica sempre più ambita. Buoni anche i risultati in campo agricolo. I rapporti del Fondo monetario internazionale (Fmi) sul paese sono stati costantemente positivi negli ultimi anni e l’agenzia internazionale di rating Fitch ha aggiornato da “stabile” a “positivo” la valutazione economica dello Zambia, nel 2014.

Ma ci sono nuvole all’orizzonte: più della metà della popolazione del paese vive al di sotto della soglia di povertà, e circa il 40% in estrema povertà. È alta la disoccupazione urbana e l’alto tasso di natalità e la crescita demografica giovanile accentuano questo fenomeno. C’è pure la preoccupazione che la proposta del governo Sata di aumentare le imposte sui proprietari delle miniere di rame possa disincentivare gli investimenti nel settore. Il futuro governo sarà costretto a chiarire questa politica. I prezzi dei beni e dei servizi, nel frattempo, sono aumentati. In breve, mentre le prospettive economiche rimangono positive, il governo ha davanti a sé la sfida di tradurre le impressionanti statistiche di crescita in miglioramenti concreti nella vita quotidiana delle persone.

 

I vicini. Il paese è spesso accostato, nelle cronache giornalistiche, al suo vicino più ingombrante, lo Zimbabwe. Dal 1953 al 1963, i due paesi e Nyasaland (oggi Malawi) diedero vita alla Federazione, contrappeso politico ed economico all’egemonia sudafricana nell’area. Durante il periodo della liberazione, lo Zambia era la base per migliaia di rifugiati e guerriglieri zimbabweani. C’è anche una lunga tradizione di migrazione economica e di cooperazione tra i due paesi. 

Alla fine del 2014, Harare e Lusaka hanno avuto contemporaneamente (ma in modo diverso) delle crisi di successione. In Zambia c’è stato da sciogliere il dilemma su chi avrebbe sostituito Sata come leader nazionale e di partito. In Zimbabwe, ai primi di dicembre si è svolto il Congresso del partito al potere, lo Zanu-Pf, squassato dall’epurazione di alcuni alti dirigenti. La battaglia era sulla vicepresidenza, visto che era scontata la rielezione al vertice del partito del novantenne Robert Mugabe. Il 2014 ha visto l’apice di una cruenta e decennale lotta di potere tra i notabili del partito, Joice Mujuru ed Emmerson Mnangagwa. Mujuru era inizialmente la favorita a tenere le redini del partito e a occupare la casella di vicepresidente in occasione del congresso. Ma l’entrata nell’agone politico della first lady Grace Mugabe e la serie di accuse, sempre più pesanti, arrivate sulla testa di Mujuru, hanno messo fuori gioco quest’ultima. Oscurata da Grace Mugabe. Le epurazioni nel partito – e probabilmente nel governo e nel settore della sicurezza – hanno rafforzato il potere di Robert Mugabe, che avrà a questo punto mano libera nell’indicare il suo successore.

Nonostante le somiglianze superficiali tra Zambia e Zimbabwe, restano due realtà molto differenti. Il primo si inserisce a pieno titolo nella “prima ondata” dei paesi che hanno ottenuto l’indipendenza negli anni ’60. Paese che ha sostenuto, ma non subito, le lotte armate di liberazione. Ciò contrasta con quanto avvenuto in alcuni dei paesi vicini, come lo Zimbabwe, il Mozambico, l’Angola e la Namibia. Inoltre, la politica estera di Lusaka riflette molto spesso posizioni più vicine alla Tanzania che ai suoi vicini meridionali. E il suo interesse preminente resta una vera politica di sviluppo: in particolare, incrementare il commercio transregionale e le infrastrutture.

Gli ultimi cinquant’anni sono stati un affascinante arazzo politico ed economico per lo Zambia. E la storia è tutt’altro che finita. Il paese è stato di gran lunga più influente presso i suoi vicini rispetto a quanto gli venga attribuito. Gli anni recenti hanno visto un boom economico. Ma sono ancora molte e crescenti le sfide che deve affrontare.