Da Kaunda a Sata

Kenneth Kaunda, leader del Partito unito per l’indipendenza nazionale (Unip), fu il primo presidente dello Zambia indipendente. Fervente nazionalista e panafricanista, rimase al potere dal 1964 al 1991. Nazionalizzò il settore minerario, utilizzando le entrate fiscali del Copperbelt (l’area del rame) per finanziare ambiziosi programmi governativi sanitari e scolastici. Temendo fratture su base etnica, promosse una politica che valorizzò

di Knox Chitiyo (ricercatore Chatham House di Londra)

Kenneth Kaunda, leader del Partito unito per l’indipendenza nazionale (Unip), fu il primo presidente dello Zambia indipendente. Fervente nazionalista e panafricanista, rimase al potere dal 1964 al 1991. Nazionalizzò il settore minerario, utilizzando le entrate fiscali del Copperbelt (l’area del rame) per finanziare ambiziosi programmi governativi sanitari e scolastici. Temendo fratture su base etnica, promosse una politica che valorizzò sia le diversità etniche sia l’identità nazionale comune. Coniò lo slogan “Uno Zambia, una nazione” e utilizzò anche i successi della squadra nazionale di calcio per creare coesione.

Fu celebrato per la sua austerità personale, per il programma anti-corruzione e per gli sforzi nel liberare i suoi concittadini dalla povertà. Diede sostegno risoluto alle battaglie per i diritti civili, per l’unità africana, per le lotte di liberazione e contro l’apartheid in Africa australe.

Ma il suo crescente stile autocratico – nel 1973 creò il partito unico e centralizzò i poteri a Lusaka – e l’affidarsi alle entrate fiscali nel settore della estrazione del rame in un mercato globale volatile provocarono un dissenso generale.

Il collasso del comunismo a livello globale e l’inizio della transizione in Sudafrica e Namibia, fecero esplodere il malcontento generale. Nel dicembre del 1990 Kaunda acconsentì alla nascita di una nuova Costituzione e a elezioni multipartitiche (1991). Saltò il banco e il Movimento per la democrazia multipartitica (Mdm), nato in ambito sindacale, conquistò il potere: il leader, Frederick Chiluba, vinse le presidenziali con il 76% dei voti e l’Mdm conquistò 125 dei 150 seggi del parlamento. Chiluba venne votato per la sua crociata anti-corruzione, per la critica all’incompetenza del governo e per la deregolamentazione economica.

Ma anche la sua immagine si incrinò progressivamente. Vinse le elezioni del 1996, ma il partito ottenne un risultato migliore del suo. Non gli giovò l’aver bloccato l’eleggibilità di Kaunda. Lo rese ancor più impopolare il tentativo di emendare la nuova Costituzione per consentirgli il terzo mandato. Anche il partito si divise. Anche il ritorno a un’economia pianificata e statalista sconcertò ulteriormente gli zambiani.

Nel 2001, gli successe Levy Mwanawasa, ma l’opposizione ottenne la maggioranza in parlamento. Il programma anticorruzione del nuovo presidente portò all’arresto di Chiluba. Nel 2006, secondo mandato di Mwanawasa che superò Michael Sata, leader del Fronte patriottico (Fp), e Haikonde Hichilema, del Partito unito per lo sviluppo nazionale (Upnd). L’Mdm riconquistò la maggioranza parlamentare. Il presidente proseguì nel programma di diversificazione economica e liberalizzazione, ma morì improvvisamente nell’agosto del 2008. Nel voto dell’ottobre successivo s’impose Rupiah Banda (Mdm) con un margine ristretto su Sata. Quest’ultimo divenne presidente nel 2011 e ottenne la maggioranza in parlamento.

Leader nazional-populista dal temperamento focoso, una volta al potere Sata si dimostrò assai prammatico: promosse gli investimenti cinesi e mantenne le relazioni con i paesi occidentali e le istituzioni finanziarie internazionali. È morto nell’ottobre 2014.