L’esperienza del microcredito nei villaggi

Guadagnare fiducia

Non solo progetti di agrobusiness in Mozambico. Una volontaria italiana nelle campagne di Nacala ha realizzato un programma economico con la finanza dei poveri, a sostegno delle comunità contadine locali. Con risultati sorprendenti: il 100% di rimborsi e un numero crescente di famiglie coinvolte. Il supporto della Chiesa.

di Elena Gaboardi (da Mueria, Nacala)

Il Mozambico vive di agricoltura di sussistenza, familiare, con zappa a capo corto e con un raccolto che dipende unicamente dalla stagione delle piogge: arachidi, mais, fagioli e manioca i prodotti principali. Alcune parole chiave quando si parla di miglioramento dell’agricoltura mozambicana – come produzione e produttività, autosufficienza alimentare con eccedenze per la vendita, commercializzazione agricola, politiche a sostegno degli agricoltori, controllo dei prezzi dei prodotti, sviluppo rurale integrato con accesso all’acqua, all’educazione, alla sanità, ai mercati e al credito, alle comunicazioni e trasporti – sembrano tristemente immutabili e immutate dai tempi dell’indipendenza. Al contrario il peso dell’agricoltura nell’economia decresce sistematicamente.

D’altro canto, come conseguenza delle politiche agrarie promosse dal governo negli ultimi anni, insieme al land grabbing ha fatto la sua comparsa l’agrobusinnes, con i programmi ProSavana e Nova Aliança che vedono attori finanziariamente legati ai mega-progetti in atto per lo sfruttamento delle risorse. Ora, qual è il cammino da promuovere e perseguire la via di mezzo tra l’agrobusiness e l’agricoltura di sussistenza?

Un progetto in terra di missione. Nel 2008, io e un’amica, Elga, ci siamo trovate a prestare un servizio come laiche fidei donum nella missione di Namahaca (diocesi di Nacala, nel nord del paese). In quegli anni, l’équipe missionaria era composta dalle suore comboniane e da padre Silvano, sacerdote fidei donum di Verona. La vita sacrificata di molti contadini era ed è quotidianamente sotto i nostri occhi. Un qualsiasi imprevisto come una malattia, una cerimonia funebre, una scarsa stagione delle piogge può mettere a repentaglio le condizioni minime familiari, innescando ulteriori drammi. 

Fenomeni temporanei – come quello dei cercatori d’oro, nato lo scorso anno – sconvolgono il tessuto sociale con la comparsa di prostituzione, l’aumento dell’alcolismo, l’abbassamento ulteriore della scolarità infantile, la disaggregazione familiare per mancanza di concetti base di economia familiare, risparmio e investimento. Alcune persone giungevano quotidianamente a bussare alla porta della missione con richieste di aiuto economico e con altre necessità. Più volte ci siamo fermati a riflettere quale poteva essere una maniera buona e costruttiva per poter andare incontro a questi bisogni, pur nell’impotenza in molti casi di risolverli. Ci siamo dette che l’appoggio economico finalizzato a fronteggiare le situazioni di emergenza, pur essendo un gesto generoso e degno, non arrivava a modificare la vita dei più bisognosi.

Ci siamo quindi chieste quale era il modo migliore di utilizzare il fondo monetario per le necessità delle comunità locali, in modo che non si esaurisse nell’immediato e potesse essere reinvestito per soddisfare le esigenze del maggior numero di persone.

Sapevamo del microcredito come la nuova finanza dei poveri, come uno strumento che, insieme ad altri, può contribuire allo sviluppo dei paesi del Sud del mondo. Da lì è iniziato l’interesse per questa pratica, accompagnato dal desiderio di elaborare e realizzare un piccolo progetto, una piccola goccia nell’oceano. E perché non realizzarlo in terra di missione?

Un caso concreto. Dal 2011 la diocesi di Nacala ha implementato un progetto di micro-finanza e sviluppo rurale che, partendo dalla parrocchia di Mueria si è poi esteso ad altre, conta ora 240 beneficiari di credito agricolo, distribuiti in gruppi dislocati in differenti aree geografiche, oltre a un piccolo numero di microimprenditori nell’area artigianale e commerciale.

Lo scopo del progetto è dare un’opportunità alle famiglie contadine del territorio rurale (senza distinzione di sesso, etnia, religione o ideologie politiche) di migliorare le condizioni di vita, soprattutto nei mesi critici in cui sopraggiunge la fame. Si tenta, in sostanza, di favorire la crescita economica e il livello di competenza e produttività delle famiglie, di creare reti di solidarietà tra individui diversi, incoraggiando la partecipazione femminile, per favorire uno sviluppo economico partecipato e sostenibile e il diffondersi di principi di democratizzazione.

I prestiti sono accompagnati lungo la vita di ciascun gruppo (5 anni) da un serio percorso formativo; formazione che per essere efficace ha frequenza mensile ed è il più possibile integrale: agraria, zootecnica, economica, civica, sanitaria. Regolari, quindi, le visite alle famiglie, ai coltivi; il controllo delle vaccinazione degli animali; le dimostrazioni di come si preparano i pesticidi biologici, eccetera.

La formazione ha l’obiettivo, in particolare, di condurre le persone a raggiungere gli obiettivi specifici annuali diversificati: il miglioramento della produzione attraverso l’acquisizione di competenze tecniche; l’allevamento di animali da rendimento (attraverso il prestito caprino); la coltivazione di orti a fianco delle culture tradizionali (con la realizzazione di pozzi a uso agrario); il miglioramento delle case con costruzione di latrine; la creazione di un fondo di risparmio individuale per ogni beneficiario; il possesso dei documenti personali per ogni membro della famiglia; il possesso dei titoli della terra; il miglioramento degli standard sanitari e di istruzione.

A rendere possibile tutto ciò, la volontà del vescovo dom Germano Grachane di costituire un’apposita istituzione di micro-finanza diocesana presso la Banca del Mozambico, come prescrive la legge. Fondamentale l’appoggio economico dell’Associazione lavoratori credenti onlus, così come il partenariato con l’ong francese Essor, operante nell’ambito dello sviluppo rurale, con competenze tecniche e personale in ambito agrario.

Chiudendo il primo triennio di realizzazione di questo progetto, i risultati sono stati più che soddisfacenti in termini sia di rimborsi (100%) sia di raggiungimento degli obiettivi specifici annuali. L’auspicio è quello di non scoraggiarsi di fronte ai mostri dell’agrobusinnes, ma di innescare altre piccole gocce, senza le quali, come diceva madre Teresa di Calcutta, l’oceano non esisterebbe.