Il business Eni nel nord

A tutto gas

Acque agitate con il governo per il giacimento offshore più importante della storia della compagnia italiana. Maputo vorrebbe che il pacchetto delle agevolazioni fiscali fosse ridiscusso; che il 25% del prodotto rimanesse in Mozambico; e che gli impianti di liquefazione si realizzassero a terra e non in mare. Frizioni che non ostacoleranno un affare miliardario.

di Gianni Ballarini

Palma, nel 2006, era poco più di un aldeia. Un villaggio ammassato in una baia bellissima, a pochi chilometri dal confine con la Tanzania e dal fiume Rovuma, che divide i due paesi. Un villaggio di pescatori, abituati al trascorrere del tempo nato già morto. Poi, all’improvviso, grandi navi iniziarono a sostare al largo delle coste. Sulle strade del paese, i primi pick up bianchi, con alla guida stranieri. Anche loro, in un certo modo, “pescatori”. Benché non di pesci. Quando gli abitanti videro arrivare enormi gru e grandi camion ebbero la certezza che la loro vita sarebbe stata stravolta.

Nel 2006, infatti, il governo diede le prime concessioni esplorative per il bacino di Rovuma a due importanti compagnie petrolifere, l’americana Anadarko petroleum corporation e l’italiana Eni. Nessuno, in quei giorni, immaginava che quelle compagnie stavano sedute sui giacimenti di gas più importanti della loro storia. Si stima che nei 15 pozzi perforati solamente da Eni ci siano riserve per 2.407 miliardi di metri cubi di gas naturale. Tanto per capire: ce n’è così tanto da soddisfare per oltre 35 anni il fabbisogno italiano e per 5 quello dell’intera Europa a 27. Ma quel gas, come vedremo, non arriverà mai nelle nostre case.

A metà ottobre, il ministro mozambicano delle risorse minerali Esperança Bias ha dichiarato all’agenzia di stampa nazionale Aim che l’intero bacino custodisce oltre 6mila miliardi di metri cubi di gas. E per il momento sono state esplorate l’area 1 (Anadarko) e l’area 4 (Eni). Restano da svelare le sorprese che riservano le aree 2 e 5 (gestite dalla norvegese Statoil) e 3 e 6 (controllate dalla malese Petronas). E dove c’è gas, normalmente, c’è anche petrolio. Con queste scoperte, il Mozambico diventerà uno dei principali hub gassiferi del mondo.

La banca sudafricana Standard bank, per conto dell’Anadarko, ha calcolato gli impatti economici di queste scoperte: nel 2035 il Pil del paese schizzerebbe a 126 miliardi di dollari, contro i 15,32 del 2013; il Pil pro-capite passerebbe dai 676 dollari del 2012 a 4.450; la spesa per i consumi salirebbe a 36 miliardi. I benefici fiscali per le casse statali, secondo uno studio dell’Agenzia internazionale dell’energia, dovrebbero aggirarsi sui 115 miliardi di dollari da qui al 2040. (...)

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