Al-Kantara - Giugno 2014

Chi semina jihadismo

Il 12 maggio scorso, il gruppo jihadista Boko Haram ha annunciato la conversione forzata all’islam delle oltre 200 ragazze che aveva rapito il 14 aprile 2014 in un liceo di Chibok, nello stato del Borneo, nel nord est della Nigeria. Questa faccenda ha suscitato giustamente una reazione di ferma condanna da parte della comunità internazionale. Boko Haram, nato nel 2002, ha fino ad oggi seminato il terrore nel paese più popoloso d’Africa.

Il 12 maggio scorso, il gruppo jihadista Boko Haram ha annunciato la conversione forzata all’islam delle oltre 200 ragazze che aveva rapito il 14 aprile 2014 in un liceo di Chibok, nello stato del Borneo, nel nord est della Nigeria. Questa faccenda ha suscitato giustamente una reazione di ferma condanna da parte della comunità internazionale.

Boko Haram, nato nel 2002, ha fino ad oggi seminato il terrore nel paese più popoloso d’Africa. Tra le sue vittime vi sono stati musulmani, cristiani, non credenti, nigeriani e non nigeriani. Ha colpito scuole, moschee, chiese, luoghi di rappresentanza istituzionali.

Qual è l’ideologia che alimenta l’agire di questo movimento e che nesso ha con l'islam? E quali sono le cause del suo proliferare?

“Haram” in arabo è il contrario di “halal” (lecito). E per Boko Haram tutto ciò che deriva dalla tradizione occidentale non è halal per un musulmano. Il suo intento è instaurare uno stato islamico basato sulla sharia in tutta la Nigeria. Esso considera tutti coloro che non applicano letteralmente la sharia dei “kafiroun” (miscredenti). È a tutti gli effetti un movimento takfirista alla stregua di Al- Shabaab in Somalia, al Nousra in Siria e tanti altri. Ha una visione distorta dell’islam, come dimostra chiaramente l’atto di conversione forzata a danno delle studentesse nigeriane.

L’università Al-Azhar – una delle poche istituzioni islamiche che ha fatto sentire la sua voce – ha condannato l’episodio come «totalmente contrario agli insegnamenti dell’islam». In effetti il Corano – che gli estremisti spesso sventolano prima di compiere i loro atti di violenza – recita: “non vi è costrizione nella fede” (sura II, versetto 256).

Boko Haram non è altro che la versione “nera” della matrice originale di color “olivastro”: Al-Qaida. Quest’ultima ha generato una moltitudine di colori del terrore incluso quello “bianco” occidentale: basti pensare ai jihadisti europei che oggi contribuiscono a seminare il terrore in Siria.

Le cause interne del diffondersi di Boko Haram in Nigeria sono da ricercare nella difficile situazione politica e socio-economica del paese. I nigeriani lamentano la mancanza di uno stato capace di gestire la nazione e garantire la sicurezza ai suoi cittadini. La faccenda delle ragazze rapite ne è l’esempio. Al riguardo, il cardinale John Onaiyekan, arcivescovo di Abuja, ha lamentato una certa inerzia del presidente nigeriano Goodluck Jonathan nell’affrontare il problema. Secondo Amnesty International le autorità nigeriane sapevano del rapimento ma sono state incapaci di scongiurarlo.

Primo produttore di petrolio in Africa, e ottavo a livello mondiale, la Nigeria è una delle nazioni al mondo dove il divario tra ricchi e poveri è più elevato e dove la miseria, la scarsa scolarizzazione e la diffusa corruzione sono una costante.

In questo contesto, Boko Haram è riuscito a canalizzare verso di sé molti giovani frustrati da questa grave situazione socio-economica, i quali tentano sempre più di rivolgersi al “Cielo” perché non vedono futuro sulla “Terra”.

Inoltre, il fatto che il presidente Jonathan abbia finora disatteso la regola implicita dell’alternanza al potere tra cristiani e musulmani, rischia di incrementare i simpatizzanti del movimento tra i musulmani che costituiscono la metà degli abitanti della Nigeria.

I motivi esterni dell’affermazione di Boko Haram sono da individuare nella miope politica delle grandi potenze occidentali nel voler affermare la loro egemonia sul mondo. L’invasione di Afghanistan, Iraq, Libia, la guerra per procura in Siria, l’islamofobia dilagante in occidente: tutti questi fattori hanno rafforzato un sentimento anti-occidentale in movimenti come Boko Haram.

Inoltre, nonostante la retorica della lotta al terrorismo, è un dato di fatto il sostegno materiale e politico da parte dell’Occidente (e dei suoi alleati) negli ultimi anni a certi gruppi jihadisti, per fini geostrategici. I governi occidentali sono quindi in parte responsabili della violenza che gli estremisti islamici seminano in giro per il mondo.

 

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