Africa subsahariana / Carenza di strade e ferrovie

Economia senza trasporto

Secondo la Banca africana di sviluppo ci vorranno 25 anni e 380 miliardi di dollari per colmare il ritardo di infrastrutture. Qualcosa si muove in Sudafrica, nel Corno d’Africa e Africa orientale.

di Marco Cochi

«L’Africa deve risolvere al più presto il proprio deficit infrastrutturale se intende mantenere l’eccezionale performance economica degli ultimi anni». Così, Trevor Manuel, direttore dell’Agenzia del governo sudafricano per la pianificazione strategica, ha esordito in una lunga intervista rilasciata al magazine economico EmergingMarkets.

Trevor che per tredici anni, fino al 2009, è stato ministro delle finanze del Sudafrica, ha spiegato che la grave carenza di infrastrutture chiave, di cui soffre la maggior parte degli stati africani, penalizza in maniera molto negativa gli attuali livelli del commercio intra-africano. Dalle parole di uno dei protagonisti politici del Sudafrica post-apartheid, giunge un’ulteriore conferma sull’assoluta urgenza di risolvere un problema che minaccia la produttività e la competitività delle imprese locali, impedisce di attrarre gli investimenti esteri e non consente al continente di raggiungere il pieno potenziale di crescita economica.

Per avere un’idea più precisa in termini numerici del gap infrastrutturale africano, è possibile consultare un recente report dell’Economist Intelligence Unit che rileva come, nell’ultimo decennio, l’investimento medio del continente africano nel settore sia stato di circa il 4-5% del Prodotto interno lordo (Pil), contro il 15% della Cina.

Il deficit è ancora più evidente scorrendo la graduatoria interattiva del Logistic Performance Index 2012, l’indice della Banca mondiale che registra il livello di sviluppo infrastrutturale globale. Dei 155 paesi presi in considerazione nell’International Lpi global ranking, tra gli ultimi cinquanta, ventisette sono africani. La situazione è ancora più critica se si prendono in considerazione le ultime dieci posizioni, otto delle quali sono occupate da nazioni africane.

Un altro studio dell’Istituto di Washington, ha rilevato che la grave carenza infrastrutturale, riscontrata soprattutto nell’Africa subsahariana, determina una perdita di circa 40 miliardi di dollari di Pil ogni anno: un passivo che erode di due punti percentuali la crescita annua dell’economia, con una conseguente riduzione della produttività del settore privato di ben il 40%.

 

 

Da lungo tempo, l’incremento delle infrastrutture costituisce uno dei pilastri operativi della Banca africana di sviluppo che, in una recente stima, ha calcolato che l’investimento complessivo per colmare entro i prossimi venticinque anni il ritardo infrastrutturale del continente africano si aggira intorno ai 380 miliardi di dollari, con interventi urgenti da effettuare nell’arco del prossimo decennio al fine di favorire lo sviluppo delle economie locali.

Secondo gli esperti dell’organismo di Tunisi, tale impegno economico potrebbe incentivare del 2% la crescita annuale del continente africano, mentre, stando ai calcoli degli analisti di Standard Bank, pubblicati sul blog dell’istituto di credito sudafricano, con adeguati investimenti nelle infrastrutture, il Pil relativo all’area subsahariana potrebbe registrare un incremento ancora più considerevole. (...)

 

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