Le ragioni per guardare con cautela ai successi africani

Crescita diseguale

Al di là della debole dotazione infrastrutturale, della polarizzazione crescente del reddito e della diffusione della povertà, si registrano crescenti differenziali nello sviluppo umano fra paesi. Fragilità politica e corruzione contribuiscono alla distorsione del meccanismo di distribuzione della ricchezza.

di Domenico Patassini

All’ottimismo di chi vede nella crescita un progresso indiscutibile bisogna affiancare, se non contrapporre, un giudizio critico sulla crescita delle diseguaglianze e sulla “illusione della convergenza”. Su una geografia culturale molto diversificata si sono innestati processi che tendono alla omologazione, come i modelli di relazione internazionale, l’esplosione urbana e la crescita della classe media. Questi processi non sono tranquilli, ma tendono a caricare i sistemi nazionali e locali e i conflitti “tradizionali” di un potenziale conflittuale aggiuntivo e del tutto inedito.

Geografia, cultura ed eventi raccontano di molte Afriche, un continente di confini. Ma la dizione continente si adatta, solo in parte, perché il rift, l’enorme faglia che si distende dal Mar Morto al Limpopo, tende a riconsegnare all’Asia gli affacci al Mar Rosso e all’Oceano Indiano. I confini sono correlati alla geopolitica contemporanea che spiega i diversi gradi di statualità, i flussi migratori, le strategie logistiche e le perturbazioni ideologiche colorate di religione. Questa diversità, crescente a grande scala, consiglia cautela nei giudizi aggregati, in particolare sulle dinamiche macro-economiche.

 

La barriera del Sahara. Molte fonti accreditate registrano la crescita media del continente africano, separando impropriamente l’Africa subsahariana dal resto. I paesi a nord del Sahara, corona meridionale del mar Mediterraneo, apparterrebbero a un altro mondo: storicamente correlato al Medio Oriente e all’Europa meridionale. Peccato che i paesi dell’Europa meridionale abbiano preferito sviluppare forme di integrazione economica e politica con i paesi nordici, considerando il Mediterraneo come un ostacolo. E dimenticano pure che il bacino del Mediterraneo giunge nella regione dei Grandi Laghi (con il Nilo Bianco) e alle pendici di Entoto (Addis Abeba), in Etiopia, con gli affluenti del Nilo Azzurro. Da questo bacino provengono molti rifugiati e migranti che affollano i moli algerini, marocchini, tunisini, libici ed egiziani. I corridoi del Sahara, dal Mar Rosso all’Oceano Atlantico, hanno sempre avuto rilevante importanza geopolitica e, ancor oggi, caratterizzano i rapporti fra paesi contigui. Non è casuale che uno dei corridoi infrastrutturali in progetto avvalori questa direzione e che diventi l’innesto per penetrazioni nord-sud su antichi e nuovi punti di interscambio. Tenere insieme le regioni a nord e a sud del Sahara ha evidenti effetti sulla interpretazione dei percorsi di crescita. 

 

Come crescerà il Pil nel 2014 (previsioni in %)

Come crescerà il Pil nel 2014 (previsioni in %)

 

Quale crescita? La crescita economica in Africa ha ragioni endogene ed esogene. Le ragioni endogene sono connesse all’ingresso nel terzo ciclo di molti sistemi statuali: il primo ciclo consisteva nella riappropriazione post-coloniale; il secondo si è sviluppato con sperimentazioni “etniche” e nuove forme di gestione patrimoniale dello stato; il terzo ha comportato l’abolizione del protezionismo, l’adozione di forme di economia mista, di strategie liberiste e di linguaggi urbani aggiornati di origine europea od orientale. Si tratta di cicli sconnessi che non hanno caratterizzato omogeneamente tutti i paesi africani per appartenenza a diverse aree di influenza e per conflitti interni di lungo periodo. Queste differenze mettono in difficoltà sia visioni omologanti, sia le teorie sugli stadi di sviluppo, ma soprattutto le teorie della “convergenza” su cui si fondano gran parte dei principi delle politiche di aggiustamento strutturale e di gestione del debito. 

Le seconde ragioni, quelle esogene, sono fortemente correlate alle prime, soprattutto nel terzo ciclo. È quindi riduttivo attribuire la crescita all’interessamento di attori esterni, in particolare a governi delle economie avanzate ed emergenti, non solo Cina o Stati Uniti, ma anche India, Brasile o Turchia. Ma è anche riduttivo attribuire la crescita al ruolo di soggetti imprenditoriali e finanziari, pubblici e privati, attratti da risorse energetiche, minerarie e fondiarie e dalla prospettiva di conquistare nuovi mercati. Il ruolo di questi soggetti è stato definito da politiche di riassetto nazionale (piuttosto che regionale) e da modelli di negoziazione risorse-infrastrutture (vedi modello angolano), che spesso attivano ipoteche di lungo periodo sulla stessa sovranità.(...)

 

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