La fiera galleggiante delle armi

Rientrata la portaerei Cavour

Missione compiuta. Soprattutto per Finmeccanica, Oto Melara e Beretta. Nell'arco di cinque mesi, il meglio del made in Italy armiero ha potuto mostrarsi a 20 paesi africani e del golfo Persico.

di Marco Simoncelli

È rientrata ieri in Italia la tanto discussa missione “Sistema paese in movimento”, che ha visto la portaerei Cavour e altre tre navi della Marina Militare visitare i paesi del golfo Persico e poi compiere il periplo del continente africano. In 5 mesi di navigazione (sono salpate il 13 novembre scorso, le navi hanno toccato 21 porti di 20 diversi paesi percorrendo più di 20mila miglia.

La missione aveva obiettivi plutimi: attività militari (addestramento, sicurezza marittima, antipirateria, cooperazione), umanitarie (ospitando alcune Ong come Operation Smile, la Fondazione Francesca RAVA con supporto delle Infermiere Volontarie e il Corpo Militare della Croce Rossa Italiana) e anche e soprattutto promozionali.

Le istituzioni, infatti, avevano sin da subito giustificato un’iniziativa cosi impegnativa e dispendiosa (quando è in navigazione la Cavour costa circa duecentomila euro al giorno) dicendo che l’obiettivo principale era quello di promuovere e mostrare il miglior “made in Italy” in vari settori imprenditoriali d’eccellenza. Secondo l’allora ministro della difesa Mario Mauro i propositi della missione erano «mettere in evidenza le capacità italiane di fare sistema» e il «recupero della competitività del nostro paese».

 

Promozioni costose e armate 

Tante le aziende che hanno approfittato subito dell’occasione e alle quali sono stati concessi spazi all’interno di una parte degli hangar della nave normalmente destinata agli aerei della Marina.

Marchi importanti tra i quali Eni, Lamborghini e l’Expo di Milano, la cui presenza a bordo è stata molto pubblicizzata, accanto ai quali però la nave ospitava gli stand di alcune fabbriche di armi: dalla Beretta a Finmeccanica, passando per i cannoni Oto Melara.

I costi di questa promozione “galleggiante” di armi sono stati stimati dalla Marina in 33 milioni di euro e di questi, 20 sono arrivati dal ministero della difesa per navi e personale e 13 sono stati sborsati dalle aziende e dagli enti coinvolti.

Normale quindi che nascano dei “sospetti” sulle operazioni svolte nella pancia metallica della Cavour. La missione infatti ha ricevuto sin da subito aspre critiche da parte dell’’opinione pubblica e di alcuni movimenti della società civile (Rete italiana per il disarmo). Molti si sono chiesti perché si è deciso di spendere cifre spropositate e di impiegare mezzi dello stato non solo per un’operazione di promozione di made in Italy privato (il che sarebbe anche giustificabile in un momento di crisi economica), ma si sono anche ospitate a bordo aziende armiere che fanno affari con chiunque, compresi  paesi instabili e lacerati da guerre. È questa l'Italia che si vuole esportare?

Mauro aveva risposto alle critiche sostenendo che lo scopo della missione non era di promuovere la vendita di armi. Le polemiche si sono infiammate quando il quotidiano di Abu Dhabi The National aveva pubblicato le foto degli stand promozionali delle armi sulla Cavour e dei visitatori che provavano fucili da guerra.

 

Violata legge 185 del 1990

Ricordiamo che in Italia, secondo la legge 185 del 1990, le aziende non possono fare affari con paesi in conflitto o in cui siano accertate gravi violazioni dei diritti umani o la cui spesa miliare è eccessiva rispetto a quella sociale. Inoltre di recente (il 2 aprile scorso) il nostro paese ha firmato il nuovo Trattato delle Nazioni Unite sul commercio di armi.

Campagne come quella della Cavour non sono in linea con queste leggi e questi impegni. Tutto ciò – come ribadito anche da Famiglia Cristiana negli ultimi giorni – «sembra aver poco a che fare con la nostra Costituzione e nulla con la legge del 1990 dato che il compito del ministero della difesa dovrebbe essere quello di controllore e non di commesso viaggiatore».

 

La tappa in Angola

Nel corso del viaggio africano della Cavour si sono svolte attività commerciali  di armi ai limiti della legittimità. Come è avvenuto in Angola. Il riferimento è a quegli accordi sulla vendita della nave Garibalidi, siglati a Roma il 19 novembre scorso tra l’allora ministro Mauro e il suo omologo angolano, che avrebbero dovuto concretizzarsi il 17 febbraio, proprio nel periodo in cui la missione della Cavour era a Luanda. Accordi saltati poiché in quel periodo cadde il governo Letta e con lui il nostro ministro. Come documentato nell’articolo di Nigrizia di aprile “Le guerre africane”.

 

Pistelli dixit

A ridosso della partenza della missione “Sistema paese in movimento”, erano già sorti forti dubbi. La missione veniva giustificata accostandola ad un nuovo modello di cooperazione integrata tra mezzi militari e civili, profit e no profit,  commercio e, appunto, cooperazione fotografato dalla riforma della legge 49 del 1987 appena uscita dalla Farnesina.  Nigrizia  si era allora rivolta sull’argomento all’allora Viceministro degli esteri Lapo Pistelli (riconfermato nel suo ruolo dal governo Renzi) in un’intervista pubblicata nel numero dello scorso dicembre.

Pistelli rispose così: «La portaerei fa un altro mestiere. Cerca di utilizzare questi mesi di rinnovata attenzione all’Italia, grazie anche a Expo 2015, per fare un’operazione di promozione in tutte le direzioni». E aggiunse «Non vedo in sé un male se l’Italia ha cooperazione anche militare con quei paesi». E sulla questione Cavour concluse dicendo: «Vivetelo come un evento, che crea sinergia tra diverse cose…»