Mercato armi

Guerre in Africa, lo zampino di Brescia

Pubblicati i dati Istat sulle esportazioni di armi leggere del Bresciano nel 2013. Verso l’Africa sono aumentate del 36%. Egitto e Kenya i paesi che comprano di più il made in Italy della provincia lombarda. L’analisi dell'Osservatorio permanente sulle armi leggere di Brescia (Opal).

di Marco Simoncelli

Un fiume d’armi continua a uscire dalla provincia di Brescia, territorio che ospita il distretto delle armi di piccolo calibro. Una produzione che non conosce crisi. Anzi, sembra trovare nuova linfa vitale dalle zone di maggior tensione, soprattutto in Africa.

Questo il quadro ricostruito dall’Osservatorio permanente sulle armi leggere di Brescia (Opal), che in una conferenza stampa del 22 marzo ha presentato, in anteprima nazionale, l'analisi dei dati Istat sull’export di armi all’estero prodotte nel bresciano.

Il valore delle esportazioni risulta sostanzialmente stabile nel 2013: 315,8 milioni di euro nel 2012 e poco più di 316 milioni nel 2013.

Se si registrano diminuzioni nell’export verso i paesi asiatici (-58%) ed europei non appartenenti all’Ue (- 25%), queste sono ampiamente compensate da aumenti registrati verso il Nord America e i paesi dell’Unione Europea (entrambi +11,5%), che rappresentano da sempre i maggiori acquirenti di armi bresciane. Non solo: i veri affari le fabbriche del territorio li hanno fatti proprio nelle zone teatro di maggiori instabilità politiche. In Medio Oriente (+23%) e soprattutto in Africa dove si registrano i maggiori aumenti di vendite (+36%) (tabella 2).

 Verso l’Africa

Nel continente africano i ricavi delle esportazioni sono passati da 7.070.961 € a 9.630.240€ . Un aumento che ha riguardato soprattutto l’Egitto con il 119,9 % e il Kenya, che ha triplicato i suoi acquisti con un più 298.4% rispetto al 2012. (tabella 4).

 

La beffa

È interessante notare che proprio i produttori bresciani di armi si erano lamentati, recentemente, di presunti nuovi gravami burocratici statali, arrivando a chiedere addirittura di snellire la normativa. Sono proprio loro a «non risultare affatto in crisi, ma anzi trovano nuovi acquirenti nelle zone dove le tensioni e i conflitti sono più frequenti», come ha dichiarato durante la conferenza stampa Piergiulio Biatta, presidente di Opal. 

 

Non c’è chiarezza

Altra grave tendenza, che si evince dai dati, sembra essere la mancanza di trasparenza. Se risultano aumenti consistenti di esportazioni verso paesi con forti tensioni interne come quelli africani e anche verso paesi sottoposti a misure di embargo sulle armi (es. Libano), è lecito chiedersi se non ci siano state irregolarità o comunque elementi da chiarire.

Anche Carlo Tombola, coordinatore scientifico di Opal, ha commentato così i risultati a riguardo: «Ancora una volta si evidenzia la necessità di migliorare la trasparenza su queste esportazioni…le cifre fornite dall’Istat rendono quanto mai difficile comprendere non solo la tipologia, ma soprattutto gli effettivi destinatari. Si tratta, infatti, di armi e munizioni destinate sia alle forze armate che ai corpi di polizia e di sicurezza, sia per la difesa personale sia di tipo sportivo e per la caccia fino al collezionismo. Non è più accettabile ed è controproducente che l’Italia in questo settore, di cui è uno tra i leader mondiali, mantenga zone d’ombra e opacità».

 

Scarica qui il comunicato stampa dell'Osservatorio Permanente sulle armi Leggere in formato pdf.