Rapporto Sipri 2013

L’Africa continua ad armarsi

Secondo il rapporto dell’Istituto della pace di Stoccolma le importazioni di armi pesanti nei paesi africani sono aumentati del 53% nel'ultimo quinquennio. I casi di Sudan e Uganda.

di Marco Simoncelli

Il volume delle vendite internazionali di armi pesanti è aumentato del 14% nell’ultimo quinquennio 2009-13 rispetto a quello precedente. Questo è ciò che emerge dall’ultima pubblicazione del “Rapporto 2013 sul commercio internazionale di armi pesanti” del  Sipri, l’Istituto internazionale per la ricerca sulla pace di Stoccolma, pubblicato lo scorso 17 marzo.

Dall’analisi emerge che i cinque maggiori esportatori di armi nel periodo 2009-13 sono stati in ordine  Stati Uniti, Russia, Germania, Cina e Francia ( l’Italia è nona in classifica), mentre i maggiori importatori sono stati India, Cina, Pakistan, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita.

Dal rapporto risulta che, nello stesso periodo, il flusso di armi in Africa, nelle Americhe e in Asia - Oceania ha subito un aumento significativo, laddove si registra una discreta diminuzione  del flusso diretto verso il vecchio continente (passato dal 21% al 14%). Il flusso diretto verso il Medio Oriente è invece rimasto pressoché invariato.

Ricordiamo che il rapporto del Sipri tratta esclusivamente i trasferimenti che riguardano le armi pesanti, e mette in evidenza non solo le vendite, ma anche le donazioni e la produzione su licenza.

 

L’Africa

Ma i risultati negativi emergono dal rapporto soprattutto per quanto riguarda il continente africano. Le importazioni di armi pesanti nei paesi africani sono aumentate del 53% nell’ultimo quinquennio rispetto a quello precedente. I tre maggiori importatori sono stati l’Algeria (con il 36% di importazioni), il Marocco (22%) e il Sudan (9%).

Il Sipri ha anche rilevato tendenze interessanti: gli stati dell'Africa subsahariana hanno ricevuto ben il 41% delle importazioni d’armi pesanti da parte di altri paesi africani e molti di questi hanno fatto o pianificato acquisizioni per la sicurezza marittima.

Il Sudan e l’Uganda sono poi i maggiori importatori per quanto riguarda la parte del continente al di sotto del Sahara. Le loro importazioni risultano essere rispettivamente, del 17% e del 16% sul totale regionale.

 

Casi Sudan e Uganda

Secondo il rapporto Sipri le importazioni verso Khartoum sono aumentate addirittura del 35% e le consegne riguardano: 44 Mi-24 elicotteri da combattimento dalla Russia, 4 aerei da combattimento Su-25 e Su-12 24 dalla Bielorussia, e 170 carri armati T-72 e T-55 dall’Ucraina, alcuni dei quali sono stati utilizzati nel conflitto nelle aree di confine con il Sud- Sudan nonostante viga l’embargo sulle armi in Sudan, sancito dalle Nazioni Unite a causa della crisi darfuniana.

 

L’Uganda non è stato da meno. Il volume delle importazioni ugandesi nel 2009-13 è aumentato del 1200% rispetto al quinquennio precedente. L’aumento spropositato è dovuto principalmente, spiega il rapporto, alla fornitura di 6 aerei da combattimento Su-30 e 44 carri armati T-90S dalla Russia e di 4 sistemi SAM (Surface-to-Air-Missile, più comunemente “missili terra-aria”) S-125 dal Ucraina. Alcune di queste armi sono state utilizzate  di recente da Kampala nel suo intervento nella guerra civile in Sud Sudan scoppiata a dicembre 2013.