Intervista / Lorenza Chiampo, Alta dirigente SACE

Scordiamoci il passato

È stato un po burrascoso. «Ma oggi la società opera solo in Paesi dove il contesto è stabile e il progetto riesce a ripagarsi». Sulla vendita di armi: «Poche quelle che abbiamo garantito in Africa».

di Gianni Ballarini

 

Avete, in passato, sostenuto molte “cattedrali nel deserto” che sono servite solo ad aumentare il debito di alcuni paesi e ad arricchire imprenditori italiani.
Per i motivi più svariati, si sono presentati casi in cui i progetti sostenuti si sono poi rivelati inutili o poco redditizi. O, comunque, lontani da una logica di crescita del territorio. Oggi è diverso. Non si può operare in paesi dove il contesto non è stabile. Dove la garanzia che il progetto vada in porto è assolutamente minima. Siamo orientati a dire no a questo tipo di operazioni. Inoltre, ci adeguiamo a normative Ocse e ai divieti imposti dal Fondo monetario e dalla Banca mondiale.
 
Quali?
I paesi che hanno concluso il processo Hipc (Heavily Indebted Poor Countries ndr) e che hanno ottenuto la cancellazione del debito hanno il divieto di indebitarsi. Per cui la Sace non può operare con questi governi. A meno che non ci si trovi di fronte a progetti strutturati.
Pubblicato su Nigrizia nel numero di Maggio del 2007
 
Che sono?
Quelli in settori strategici (petrolio, gas, telecomunicazioni…) che si ripagano col progetto stesso. Ad esempio, la costruzione di una raffineria che si finanzia con l’esportazione della benzina all’estero. Mentre progetti, anche prioritari, vanno in secondo piano se c’è un rischio reale che non saranno coperti. Prendiamo l’Etiopia: lì c’è un gran bisogno di energia elettrica. Ci sono grandi progetti nel settore power. Ma secondo noi sono progetti non sostenibili, perché l’indebitamento che ne deriverebbe sarebbe troppo elevato per Addis Abeba. Se un paese ha bisogno di tutto, s’intervenga con il credito d’aiuto.
Come spiegare, allora, la vostra attuale esposizione, superiore a cento milioni di euro, con paesi come la Somalia che non ha un governo da più di 15 anni…
Si tratta di indennizzi molto vecchi. La nostra operatività in paesi come la Somalia andava spesso di pari passo con l’attività del governo italiano.
 
Quali sono i mercati africani dove Sace opera di più oggi?
Molto in Nord Africa e in Algeria in particolare. Nell’Africa subsahariana, invece, sono tre i paesi dove abbiamo un impegno consistente: Nigeria, Sudafrica e Angola. Lavoriamo abbastanza anche in Tanzania, Kenya e Mozambico. Comunque gli impegni africani rappresentano, come operazioni vive, solo il 3% del nostro portafoglio.
 
Capitolo trasparenza. Siete accusati di non fornire informazioni, di non fornire dati sulle aziende “garantite”. Una riservatezza, per molti, ingiustificata, visto che il capitale Sace è al 100% pubblico.
Vogliamo solo tutelare la riservatezza delle imprese assicurate. Deve essere il cliente che dà l’autorizzazione per la diffusione di dati così sensibili. Però ci sono stati grossi passi avanti da quando Sace è diventata spa. Abbiamo un sito Internet dove ci sono molte più informazioni rispetto al passato. Certo, da noi manca quello che c’è nei paesi anglosassoni: la completa disclosure, divulgazione dei nomi delle aziende. Ma è per rispettare la privacy.
 
Capitolo armi. Per le Ace anglosassoni e francesi il settore degli armamenti rappresenta anche il 50% delle operazioni garantite. È così anche per Sace?
 Assolutamente no. Molto meno. La percentuale esatta non la conosco, perché quel tipo di copertura rientra in diverse categorie merceologiche. Forniture difesa o anche dual use, cioè l’utilizzo di quel prodotto sia per scopi militari sia per quelli civili. Difficile, comunque, che Sace abbia garantito molte vendite di armi in Africa, essendo normalmente il governo l’acquirente. E, come le ho spiegato, per un divieto internazionale in molti paesi africani non possiamo trattare col governo.
 
Finmeccanica è un vostro importante cliente.
Certo. Anche se non in Africa. Spesso, poi, sono considerate forniture militari anche gli approvvigionamenti alle polizie locali o la vendita di radar e satelliti. Operazioni di armi in senso stretto, comunque, non mi risultano.
Pubblicato su Nigrizia nel numero di Maggio del 2007.