Spese militari in Africa, rapporti Sipri e della presidenza del consiglio italiana

Cassa continua

Nel 2010 nel continente si sono spesi 34 miliardi per riempire gli arsenali. I paesi più spendaccioni sono quelli che galleggiano nel petrolio: Algeria, Angola e Nigeria. In base al rapporto sull’import ed export, Nord Africa e Medio Oriente sono anche le regioni alle quali l’industria italiana di difesa ha venduto più armi lo scorso anno.

di Gianni Ballarini

Spese militari e vendite di armamenti continuano a crescere in modo indisturbato. In particolare, sono gli arsenali africani a gonfiarsi ogni anno che passa. Nel 2010 gli investimenti continentali sono cresciuti del 5,2% rispetto all’anno precedente, mentre la crescita mondiale è stata “solo” dell’1,3%. Bulimici soprattutto i paesi che galleggiano nel petrolio: Algeria, Angola e Nigeria. Loro tre, più Marocco e Sudafrica, occupano i primi posti nella speciale classifica continentale stilata ogni anno dal Sipri, l’Istituto internazionale di ricerche sulla pace di Stoccolma, tra i più accreditati nel condurre ricerche in materia di conflitti e impegnato nello studio sulle spese in armamenti.

Per il Sipri, la spesa totale in Africa, nel 2010, a valori costanti, è stata di 30,1 miliardi di dollari (accorpando anche l’Egitto, che l’istituto svedese colloca nel Medio Oriente, la cifra sale a 34 miliardi). Nel 2009 i miliardi erano stati 28,5. A livello mondiale, invece, la spesa ha toccato i 1.630 miliardi, rispetto ai 1.549 del 2009.

Della quota africana, 10,6 miliardi di dollari sono attribuibili al Nord Africa e 19,5 all’Africa subsahariana. È quest’ultima a crescere con più forza rispetto all’anno precedente, quando aveva speso 17,9 miliardi. Se si allunga un po’ lo sguardo, ci si accorge che in 10 anni (2001-2010) la quota continentale è esplosa con un più 64% (69% nel Nord Africa, 61% nell’Africa subsahariana): nel 2001 i miliardi spesi erano stati 17,4.

L’exploit, in termini di crescita, spetta all’Angola, con un più 19% rispetto al 2009 (da 3.165 milioni a 3.774), per una spesa militare pro capite pari a quasi 200 dollari, la più alta in Africa. È la performance di Luanda ad aver inciso maggiormente nel trend positivo africano. I suoi risultati hanno ampiamente compensato il calo del Ciad, che, se nel 2009 aveva speso 436 milioni di dollari, l’anno scorso ha drasticamente tagliato la voce, portandola a 242 milioni.

In valori assoluti, tuttavia, il paese più spendaccione è l’Algeria con 5.586 milioni di dollari (158 dollari pro capite). Escluso l’Egitto (3.914 milioni), dopo l’Angola, troviamo il Sudafrica con 3.735 milioni (73 dollari pro capite), in leggero calo rispetto al 2009 (3.813 milioni). Al quarto posto, il Marocco con 3.256 milioni (100 dollari pro capite) e, infine, la Nigeria con 1.724 milioni (11 dollari pro capite).

Nella classifica del Sipri, mancano i dati aggiornati al 2010 di alcuni paesi estremamente interessanti, come Sudan, Libia ed Eritrea, tradizionalmente assai scrupolosi nel tenere traboccante il loro arsenale bellico.

Da un punto di vista più generale, l’istituto di Stoccolma ci ricorda che ogni giorno quasi 4 miliardi e mezzo di dollari sono destinati a una qualche voce legata agli apparati militari nel mondo. Gli Stati Uniti, nonostante un rallentamento in termini percentuali, hanno speso, l’anno scorso, 19,6 miliardi di dollari in più rispetto al 2009: somma che rappresenta oltre il 95% dell’aumento complessivo avvenuto a livello mondiale (20,6 miliardi) nel 2010. La spesa militare a stelle e strisce (698 miliardi) rappresenta ormai il 43% della spesa totale. Sei volte superiore a quella cinese (119 miliardi), anche se il Sipri si affretta a precisare che per Pechino è una stima assai approssimativa, vista la mancanza di trasparenza in materia praticata dai cinesi. L’Italia occupa la decima posizione, con 37 miliardi di dollari (610 dollari pro capite), in leggera crescita (0,3%) rispetto al 2009.

 

 

Grandi sistemi d’arma

Se ci soffermassimo solo sull’acquisto dei grandi sistemi di armi convenzionali – aerei, elicotteri, carri armati, autoblindo, pezzi di artiglieria, radar, sistemi di difesa aerea, missili, navi e poco altro – potremmo costatare come nell’ultimo decennio i paesi africani abbiano sborsato oltre 22 miliardi di dollari. La quota “africana” nel commercio mondiale è passata dal 5% del periodo 2001-2005 al 7% del quinquennio 2006-2010. Ma la quota salirebbe al 9%, se considerassimo anche l’Egitto nella classifica.

Tra chi ha maggiormente investito negli ultimi 10 anni troviamo il paese dei Faraoni (7 miliardi e 311 milioni), l’Algeria (quasi 6 miliardi) e il Sudafrica (2 miliardi 486 milioni). Tra i paesi di seconda fascia spiccano il Sudan (952 milioni), il Marocco (694 milioni), l’Angola (608 milioni) e la Nigeria (421 milioni).

Negli ultimi 5 anni, l’Algeria è stato il maggiore importatore dei grandi sistemi d’arma, coprendo il 48% dell’intero valore finito in Africa, seguita dal Sudafrica con il 27%. Al terzo posto il Sudan, con il 4% delle importazioni continentali.

I grandi fornitori sono, invece, sostanzialmente tre: la Russia, con 7 miliardi e mezzo di dollari; gli Stati Uniti, con 5 miliardi e mezzo; la Germania, con poco più di 2 miliardi. Seguono Ucraina, Cina e Bielorussia.

Tra i “migliori affari” conclusi negli ultimi anni, il Sipri cita l’Uganda, che ha ricevuto 23 carri armati T-55AM dalla Russia e 21 pezzi d’artiglieria da Israele nel 2009. Oppure il Sudan, paese sotto embargo, che avrebbe utilizzato in Darfur alcuni dei 14 aerei da combattimento Su-25, consegnati a Khartoum dalla Bielorussia nel 2009, in palese violazione delle sanzioni delle Nazioni Unite. Nel 2010 si è saputo che il governo del Sud Sudan ha ordinato 10 elicotteri da trasporto per la sua forza aerea, mentre aveva ricevuto tra 77 e 110 carri armati T-72 dall’Ucraina, via Kenya, nel periodo 2007-2009. Infine, nel 2010, l’Rd Congo ha acquistato 20 carri armati T-72 dall’Ucraina, mentre la Nigeria ha ricevuto 15 F-7, aerei da combattimento, dalla Cina. La Nigeria è stato il paese dell’Africa subsahariana che nel 2010 ha investito maggiormente nel settore: 189 milioni di dollari.

 

 

Rapporto italiano

L’Africa, in particolare quella maghrebina, è diventata uno sbocco importante anche per l’industria bellica italiana. Il Rapporto 2010 del Presidente del consiglio dei ministri in materia di esportazione, importazione e transito dei materiali d’armamento (reso pubblico il 31 marzo) evidenzia come le aree geopolitiche strategiche alle quali abbiamo venduto più armi l’anno scorso sono state proprio l’Africa del Nord e il Medio Oriente (un miliardo 426 milioni di euro, pari al 49,07% del totale). Esattamente l’area che si è incendiata di violenza in queste settimane e mesi. I principali acquirenti, infatti, sono stati gli Emirati Arabi Uniti, con 477,07 milioni di euro (14,67%), seguiti da Arabia Saudita (432,20 milioni; 13,29%) e da Algeria (343,09 milioni; 10,55%). Grazie proprio ai soldi algerini, il valore economico delle autorizzazioni italiane schizza in alto rispetto agli anni precedenti: quasi 403 milioni di euro rispetto ai quasi 307 del 2009 e ai 188 del 2008. Un risultato su cui riflettere, visto che l’area sud del Mediterraneo, nel 2010 governata ancora da autocrati e dittatori, non poteva certo essere considerata tra le più pacifiche del continente. Quindi, in base alla legge 185 del 1990 – che disciplina, regolamenta e rende trasparente il mercato delle armi italiano – non avremmo dovuto vendere neppure una pallottola a quei paesi.

Per l’Africa subsahariana, il valore complessivo delle autorizzazioni rilasciate è stato pari a 25 milioni di euro, una cifra più che dimezzata rispetto a quella del 2009 (51 milioni). Tra i paesi maggiormente riforniti troviamo lo Zambia (quasi 12 milioni di euro) e il Kenya (circa 8 milioni di euro).

In generale, tuttavia, l’ultimo Rapporto registra «un decremento del 40,86% del valore delle licenze di esportazioni rilasciate (al netto delle esportazioni relative ai programmi intergovernativi)». Si è passati da 4 miliardi 914 milioni e rotti di euro a 2 miliardi 906 milioni e spiccioli dell’anno scorso. Due miliardi in meno.

Un calo deciso, non spiegabile con il numero complessivo delle autorizzazioni (2.210, contro le 2.181 del 2009). Secondo il Rapporto, questa drastica riduzione del valore delle autorizzazioni sarebbe da addebitare «da un lato al progressivo esaurimento di alcuni programmi governativi europei di cooperazione e dall’altro a un minor numero di commesse internazionali correlabile alla difficile congiuntura economica».

Se le autorizzazioni sono calate, non si può dire altrettanto del valore delle operazioni effettive di esportazione (2 milioni 754mila euro, contro i 2 milioni 205mila del 2009). Si tratta del materiale effettivamente transitato dalle dogane. Il Rapporto precisa che i due dati (autorizzazioni e operazioni) non possono essere correlati, perché lo sfasamento temporale esistente tra l’autorizzazione all’esportazione e l’effettiva spedizione del materiale prodotto non rende omogenei i valori monetari totali.

 

 

Banche armate

In attesa della più completa Relazione della presidenza del consiglio, dalla quale si estrapola anche la classifica delle  “Banche armate”, il Rapporto registra la massa delle transazioni finanziarie effettuate nel 2010. Bisogna ricordare, infatti, che il ministero del tesoro controlla e pubblica quante volte e per quali importi una banca accredita a un cliente soldi guadagnati vendendo armi all’estero.

Nel 2010 sono state autorizzate 1.602 transazioni bancarie (1.628 nel 2009), il cui valore complessivo è stato di circa 3 milioni e mezzo di euro (4 milioni e spiccioli nel 2009). Di queste transazioni, 943 (1.043 nel 2009) si riferiscono ad autorizzazioni a operazioni di esportazione definitiva di materiali di armamento, per un ammontare di circa 3 milioni di euro (3milioni 795mila nel 2009).

È invece aumentato il valore dei pagamenti per compensi di intermediazione: si è passati dai 36 milioni del 2009 ai 95 dell’anno scorso.

 

Pubblicato su Nigrizia nel numero di Maggio del 2011