Da Nigrizia di Gennaio - Africa del Nord 2013 / Prospettive

Tribalizzazione della Libia

La Libia rischia di spaccarsi in diverse regioni a influenza tribale.

di Mostafa El Ayoubi

Quello che distingue la Libia dagli altri paesi nordafricani è l’assenza di un partito islamico forte e ramificato a livello nazionale. Vi sono diverse correnti islamiste locali spesso in contrapposizione tra loro. Il che rende la situazione politica ancor più complicata.

La Libia è caratterizzata da una forte frammentazione territoriale e una permanente rivalità tribale. Il sentimento di unità nazionale è molto debole e ciò ostacola l’istituzione di uno stato moderno in cui tutti i libici si riconoscano. E la grande ricchezza in idrocarburi di cui dispone la Libia costituisce un problema in più. Le ingerenze delle potenze straniere (e i loro vassalli arabi) per accaparrarsi questa ricchezza aumentano il rischio che il paese si spacchi in diverse regioni a influenza tribale.

Oggi lo scontro tra jihadisti e etnie a tradizione sufi è una realtà quotidiana nella Cirenaica, regione dove si concentrano i maggiori giacimenti di idrocarburi del paese. Bengasi, da dove è partita l’insurrezione nel febbraio 2011, è teatro di attentati di matrice islamista di ogni tipo. L’uccisione dell’ambasciatore americano, il 13 settembre scorso, dimostra che ormai la città, la regione e l’intera Libia sono fuori controllo. Secondo dati di Small Arms Survey, una pubblicazione dell’Institut de hautes études internationales del luglio scorso, più del 75% dei combattenti sono organizzati in forme di milizie autonome e controllano gran parte dell’arsenale militare dell’ex regime.

Oltre all’anarchia sul versante della sicurezza nazionale vi è anche una grossa difficoltà per i libici di dotarsi di uno stato centrale, capace di transitare il paese verso la democrazia.

Sei mesi fa è stato eletto il parlamento libico, il Congresso generale nazionale (Cgn) composto da 200 deputati, di cui 120 indipendenti e 80 deputati eletti nelle file di partiti politici. Gli islamisti hanno ottenuto solo 17 seggi. Non è chiaro quanti, tra i 120 indipendenti, siano islamisti. Resta il fatto che a capo del Cgn è stato eletto un personaggio vicino ai Fratelli musulmani (Fm): si tratta di Mohamed Magarief, ex diplomatico vissuto in esilio per 20 anni negli Usa, co-fondatore del Fronte di salvezza nazionale libico che nel 1984 escogitò, senza successo, un colpo di stato contro Gheddafi. Oggi Magarief è l’uomo più forte del neo establishment libico, il che fa supporre che gli islamisti potranno condizionare il futuro del paese.