Da Nigrizia di Gennaio - Africa del Nord 2013 / Prospettive

Marocco, Algeria e lo stallo politico e sociale

La democratizzazione resta un miraggio anche per Marocco e Algeria.

di Mostafa El Ayoubi

Lo tsunami politico che ha travolto i paesi del Nordafrica non ha causato danni rilevanti al regime regnante in Algeria, dove i militari sono ancora i padroni, né a quello in Marocco, dove la monarchia è tutt’oggi assoluta.

A Rabat il potere, preoccupato per quanto accaduto in Tunisia e in Egitto, ha proceduto nel luglio 2011 all’emanazione di una nuova costituzione – la sesta dall’indipendenza a oggi – che però non ha portato ad alcun cambiamento politico sostanziale. La monarchia “costituzionale” è di diritto divino. Il re è “amir al mouminin”, comandante dei credenti. Mohammed VI detiene, di fatto, il potere religioso, politico e militare. Le elezioni legislative di 13 mesi fa, caratterizzate da un forte astensionismo, hanno premiato i Fratelli musulmani che oggi “governano” per conto di un regime che mantiene tutti i suoi privilegi e continua nella sua politica di sottomissione al neoliberalismo finanziario internazionale. Forte del sostegno delle potenze occidentali e delle monarchie del Golfo che lo hanno preso – insieme alla Giordania – sotto la loro ala protettiva, il regime ha rafforzato le sue misure di repressione contro tutti coloro che chiedono la transizione verso una monarchia costituzionale vera.

In Algeria regna lo stallo. Le elezioni legislative del maggio scorso e quelle amministrative di novembre hanno ampiamente riconfermato il partito del Fronte di liberazione nazionale, controllato dai militari, al potere dal 1962. Contrariamente a quanto è avvenuto negli altri paesi nordafricani, gli islamisti sono rimasti per ora ai margini. Tra i motivi di questa controtendenza vi è da un lato la preoccupazione degli algerini su come gli islamisti stanno gestendo il potere in Tunisia e in Egitto; e, dall’altro, l’aumento dei salari che il potere militare ha attuato per placare il malcontento popolare. Non è da escludere inoltre l’intervento indiretto degli attori che oggi dominano la scena politica araba per mantenere la stabilità politica e sociale anche a scapito della democrazia, visto che l’Algeria è il secondo fornitore di gas naturale all’Europa dopo la Russia.