ICT

1/Ombre cinesi in rete

Le strategiche nuove tecnologie di comunicazione e informazione hanno catalizzato investimenti cinesi per 4 miliardi dollari in 10 anni. Riscontri positivi per l’Africa, ma non meno per le imprese di Pechino, anche in termini di acquisizioni societarie.

di Domenico Patassini

Gli effetti economici e sociali della diffusione delle nuove tecnologie di telecomunicazione (Ict) non sono ancora valutabili compiutamente. Ma molti indizi indicano che le applicazioni Ict creeranno nuove opportunità economiche per il mercato interno e internazionale, accompagneranno la formazione delle mega-città e contribuiranno alla trasformazione dei regimi fondiari e dei sistemi di produzione agricola con effetti demografici significativi. Non è scontato che gli effetti siano solo positivi per la significativa correlazione fra sviluppo di Ict e rischi sistemici.

A ciò si aggiunga la questione della distribuzione sociale del rischio che può mettere in crisi anche consolidate forme di potere. Infatti, lo sviluppo di social network in contesti urbani e metropolitani ha fornito supporti, fino a qualche anno fa impensabili, nel rovesciamento dei regimi tunisino, libico ed egiziano, ha aumentato la contendibilità elettorale, e sta riducendo con rapidità impressionante anche le “distanze” fra governi e società civile. L’e-government è soltanto una caricatura di quanto sta succedendo.

L’importanza di questo settore è stata avvertita dal Connect Africa Summit di Kigali (ottobre 2011), ma soprattutto dalla Cina che, dal 2001 al 2011, ha investito poco meno di 4 miliardi di dollari. I progetti cinesi interessano la costruzione e l’espansione delle reti nazionali fisse e mobili: Telecom (Angola, Rd Congo), Gsm – sistema standard utilizzato per la rete di cellulari ancorato a stazioni radio o tecnologie satellitari – (Benin, Niger, Burundi, Togo ed Etiopia) e Cdma – tecnologia wireless che consente a più utenti di utilizzare lo stesso canale radio – (Gambia, Ghana, Sierra Leone e Mali). A questi interventi se ne affiancano altri come lo sviluppo delle reti in zone rurali (in Sierra Leone, Nigeria, Lesotho ed Eritrea), la progettazione del sistema televisivo (Lesotho), la costruzione della rete di fibre ottiche (in Zambia, Ghana, Etiopia) e un progetto di e-government in Senegal. Forniture tecnologiche sono garantite a Ghana, Zimbabwe e Sudan, mentre interventi limitati interessano le metropoli di Abidjan e Addis Abeba.

L’efficienza dei sistemi Ict non è sempre garantita, soprattutto perché diffonde facili illusioni. I contractor cinesi, ma anche contractor di altri paesi, si sono trovati in alcuni casi sotto accusa per problemi di funzionamento o per elevati costi di manutenzione e gestione.

Non sono da sottovalutare le politiche di acquisto e partecipazione che consolidano forme di monopolio o oligopolio. Ad esempio, Zhong Xing Telecommunication Equipment Co Ltd (Zte) partecipa a un bando per acquisire il 51% della Sonitel Niger Sahel Com, mentre China Great Wall Industry Co. ha completato il programma NigComSat-1 in Nigeria. A sua volta, China Mobile ha acquistato Milcom nelle Isole Maurizio.

Quasi tutti i progetti sono finanziati da Eibc, uno è finanziato dal ministero del commercio e due da Zte. I contractor sono la stessa Zte, che ha in appalto più della metà dei progetti, seguita da Huawei Technologies Co ltd, da China Mobile, China Great Wall Industry Co. e Alcatel Shanghai Bell (Asb).

 

Mobile money

Le nuove tecnologie Ict, oltre a favorire la cosiddetta “rivoluzione dei cellulari”, contribuiscono a diffondere nuovi servizi finanziari e forme di “moneta complementare”.

Questi servizi si diffondono in aree generalmente escluse dal sistema bancario moderno e vengono chiamati m-commerce o m-banking. Si tratta di una estensione di servizi esistenti, ma anche di approcci innovativi dei tele-provider che consentono l’utilizzo del cellulare come strumento per transazioni finanziarie. Per valutare la domanda potenziale rivolta a questi servizi basti ricordare che in Africa meno del 20% delle famiglie ha un conto in banca: in Tanzania il tasso scende al 5%, in Liberia è il 15% e gli sportelli bancari sono disponibili solo nei centri urbani.

I più diffusi servizi finanziari sono i cosiddetti branchless banking model e i mobile payment system. I primi consentono di effettuare limitate transazioni bancarie via cellulare, o utilizzare Atm outlets senza aperture di conto presso una succursale bancaria. In Sudafrica Wizzit (fondato nel 2004 e oggi con 50mila clienti) garantisce un servizio del genere: un servizio bancario su cellulare sviluppato in joint venture con la South African Bank of Athens.

I mobile payment system utilizzano mobile phone airtime o e-money credit per una varietà di transazioni (pagamento di bollette, depositi e prelievi) a costi inferiori a quelli bancari o postali. Il sistema è gestito da operatori con una fitta rete di agenti locali soprattutto in aree rurali o sotto servite. Un esempio è m-pesa, fondato nel 2006, che offre un servizio di pagamento “mobile” via provider kenyano Safaricom. Basta essere di nazionalità kenyana e installare gratuitamente una sim card che gestisce l’applicativo. Il sistema utilizza una e-currency proprietaria chiamata m-pesa acquisibile da chiunque e utilizzabile per usi diversi. Sono previsti nuovi servizi, come trasferimenti a sportelli bancari, pagamento di bollette e salari.

M-pesa è una sorta di “valuta complementare”, ovvero uno strumento di transazione con cui si scambiano beni e servizi affiancando la moneta ufficiale.

Una variante del sistema precedente si sviluppa con il microcredito e la microfinanza. Si stipulano accordi fra un istituto di microcredito e clienti per l’erogazione di piccoli prestiti finalizzati ad attività economiche o per effettuare trasferimenti via cellulare: rimesse via sms, acquisti al dettaglio e così via. Questi sistemi sono diffusi in Sudafrica, Kenya e Egitto, ma stanno prendendo piede anche in molti altri paesi con effetti importanti sulla gamma di transazioni. In paesi afflitti da scarsa accessibilità alle zone rurali, la gerarchia spaziale dei mercati periodici diventa nodo di una rete che, riducendo la lunghezza della filiera, può rendere meno vulnerabile il contadino rispetto alla stagionalità delle produzioni e alle condizioni di offerta dei commercianti.